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Anno III - n.10 - dicembre 2006

Approfondimenti

SE MAOMETTO NON VA ALLA MONTAGNA, LA MONTAGNA VA A MAOMETTO. L'Auser in Umbria

Cosa c’entra l’Auser con Maometto e la montagna? e soprattutto, chi è Maometto? e la montagna?
Le montagne sono una decina di giovanissimi ragazzi iscritti Auser che terminata da poco l’esperienza universitaria hanno deciso di mettersi in gioco a di dare il proprio contributo a coloro che per evidenti motivi di “immobilità” non possono lasciare le carceri.

Maometto sono invece una cinquantina di detenuti del carcere di Terni che hanno accettato di rispondere a questo invito dell’Auser per scambiarsi esperienze e conoscenze.
Il progetto che sta avviando l’Auser in Umbria è infatti proprio quello di portare la “conoscenza” (in senso lato) nelle carceri di Terni.
Questa idea, spiega il sig. Quadretti (Referente regionale per l’Educazione degli Adulti), nasce dal desiderio di voler portare lo “studio” al di fuori dalle tradizionali aule delle Università popolari.
Sono tante le persone che ogni giorno si recano  nelle apposite sedi (in Umbria esistono infatti moltissime Università dislocate su tutto il territorio) per seguire i più svariati insegnamenti, perché non pensare allora anche a coloro che probabilmente potrebbe nutrire il desiderio di una simile esperienza? perché non creare dunque dei programmi che possano suscitare l’interesse di persone che si trovano sicuramente in una  situazione più svantaggiata rispetto ad altri?

Questo è a grandi linee il progetto che da qui in poi le Auser dell’Umbria cercheranno di portare avanti.
Certo è ancora presto per cantar vittoria visto che è questa una scommessa ancora da giocare, non sappiamo bene qual’è sarà la realtà che ci troveremo di fronte, chi e come sarà disposto a mettersi realmente in gioco in questo scambio di esperienze, se avrà i risultati sperati ecc.. ma sfidiamo chiunque a negare l’importanza di socio-culturale di questa iniziativa.
L’Auser con i suoi volontari non ha certo l’obiettivo di entrare in questo mondo da super eroe né tanto meno quello di presentarsi come simbolo di onniscienza, al contrario il contatto con i detenuti dovrà essere foriero non solo di conoscenze accademiche aggiuntive, ma soprattutto di conoscenze umane. Sarà un modo per conoscere la vita di persone con cui magari non avremmo avuto modo di dialogare. Sarà un momento per conoscere problemi, confrontarsi, dialogare e crescere attraverso il confronto.
Evidentemente i primi a scommettere su questa iniziativa sono i giovani insegnanti che hanno deciso di impegnarsi una volta a settimana in  questo progetto. Decidendo di spendere almeno un ora e mezza per dare qualcosa di proprio agli inusitati alunni.
Gli alunni italiani e stranieri in un’età compresa tra i 20 e 40 anni avranno a disposizione aule attrezzate per svolgere diverse attività. A seconda delle esigenze queste aule si trasformeranno in laboratori musicali, in sale cinematografiche o più semplicemente in aule in cui si discuterà di storia, letteratura, ambiente e quant’altro possa suscitare l’interesse delle persone coinvolte.
Come sostiene Quadretti è questa una scommessa che porterà sicuramente delle grandi soddisfazioni, l’importante sarà presentare dei programmi fatti bene che possano realmente coinvolgere i soggetti.
Portare l’università nelle carceri non vuol essere semplicemente un vezzo dell’Auser, ma vuol seguire quell’obiettivo che Quadretti riassume con queste parole: “imparare per migliorare”.
Naturalmente per avviare un progetto simile è stato necessario il consenso del direttore del carcere che sì è dimostrato evidentemente sensibile e ben disposto ad accogliere questa novità per i detenuti del carcere di Terni.


 
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