APPROFONDIMENTI
L’Educazione degli Adulti come motore di prevenzione delle marginalità dell’immigrazione, per l’inclusione sociale e il diritto di cittadinanza
a cura di Valerio Pensabene*
L’immigrazione è un fenomeno sociale di tale portata che necessita di risposte tempestive e soluzioni che non siano condizionate da una situazione di emergenza permanente. Bisogna superare la logica dell’allarme sociale, spesso favorita dalla superficialità dei mass media, per passare alla logica della normalità quotidiana e in questa ottica si nota subito che il nesso immigrato-lavoro, pur essendo imprescindibile, appare insufficiente a definire la realtà complessa dell’esperienza migratoria matura.
D’altronde i dati, in costante crescita, di un consolidamento della popolazione straniera regolare (nel 2006 si prevede un ulteriore incremento di circa 300.000 unità, sommando la quota per lavoro stabile fissata dal “decreto flussi” ai ricongiungimenti familiari e alle nascite) richiedono interventi mirati soprattutto in alcuni settori, come la sanità, gli alloggi, l’educazione.
Quest’anno sono state effettuate diverse ricerche sugli immigrati che vivono in Italia; in particolare in un sondaggio dall’Eurisko, rivolto ad un campione rappresentativo di 1000 maggiorenni, si è rilevato, tra l’altro, che l’età media è di 36 anni e che la scolarizzazione è buona (11% di laureati). In un’altra ricerca, realizzata dall’Iref, si legge che il 60% delle famiglie immigrate, coppie giovani (65% sotto i 40 anni) con uno o più figli, residenti nel nostro Paese intende rimanervi in via definitiva. Occorre dunque guardare a queste famiglie, se si vuole dar vita ad un progetto valido di insediamento civile dei cittadini stranieri nella nostra società: sono infatti le famiglie il vero motore dell’integrazione.
Ci sono però alcuni ostacoli che i cittadini immigrati incontrano vivendo nel nostro Paese. Dato che il nostro tema è l’educazione, non è mio compito trattare di quello più drammatico, quello della casa, se non in modo indiretto cioè relativamente alle competenze linguistiche e civico-funzionali da acquisire per sapere a chi rivolgersi, utilizzando un lessico appropriato, nel modo più chiaro e preciso.
L’Educazione degli Adulti può svolgere dunque un compito fondamentale per fornire ai cittadini stranieri gli strumenti per conoscere i propri diritti, ma anche i propri doveri, come ha recentemente ricordato il capo dello Stato ad Assisi, a partire dall’apprendimento della lingua italiana.
I riferimenti culturali e normativi della nuova Educazione degli Adulti ad esempio, grazie anche alle indicazioni che ci sono giunte dall’Unione Europea attraverso alcuni documenti fondamentali tuttora imprescindibili, mettono in evidenza che le dinamiche sociali dei processi di inclusione/esclusione rimarcano il valore strategico delle politiche per l’istruzione e la formazione permanente, fattori essenziali per la promozione dello sviluppo locale. Emerge quindi la necessità di formulare programmi generali e specifici che facciano dell’apprendimento in età adulta la leva fondamentale per acquisire una cittadinanza attiva e prevenire efficacemente l’esclusione sociale, agevolare l’accesso alla ri-qualificazione culturale e professionale, assicurare risposte corrette alla richiesta di pari opportunità e di autorealizzazione, favorire i processi di alfabetizzazione funzionale volti ad acquisire le competenze di base irrinunciabili per potersi muovere in modo autonomo e consapevole nei propri ambiti di vita quotidiana.
In Italia si viene per lavoro e/o per ricongiungersi con la famiglia e gli stranieri regolarmente occupati sono in continua crescita, anche se ancora prevalentemente nei lavori domestici e nell’edilizia, dove però cresce il fenomeno dei titolari d’impresa.
Gli stranieri si adattano, nella prima fase della loro permanenza nel nostro Paese, a qualsiasi lavoro, ovvero a quello che trovano, che è per lo più poco o per nulla qualificato, ma dato che il 72% di essi possiede un livello di istruzione medio alto è inevitabile che questa maggioranza prima o poi cerchi un’occupazione più consona al proprio livello di istruzione. Ciò significa che oltre al problema della lingua esiste un altro serio problema che riguarda il riconoscimento dei percorsi formativi effettuati nei paesi d’origine. Poiché però non esiste la possibilità di un’equipollenza dei titoli, anche in relazione al fatto che si tratta di percorsi formativi piuttosto diversi da quelli italiani, la prassi delle istituzioni scolastiche che si occupano di EdA (principalmente i Centri Territoriali Permanenti e le scuole con corsi serali rivolti agli adulti) è quella di operare sui crediti formativi, rappresentati dalle competenze formali, non formali e informali, che possono essere riconosciute previa documentazione o apposite verifiche, in modo da evitare agli allievi stranieri di ripartire da capo, consentendone l’inserimento in un livello adeguato dei nostri percorsi curricolari modulari.
E’ ormai indiscutibile che il processo concreto dell’integrazione si realizza nel tessuto socioeconomico e culturale del territorio e i soggetti che si occupano di EdA non si limitano perciò ad erogare percorsi formativi e titoli di studio, ma operano per fornire strumenti culturali indispensabili per favorire le tappe di un inserimento democratico consapevole nelle comunità locali (per il 58% delle famiglie migranti intervistate dall’Iref, il diritto di voto nelle elezioni amministrative rappresenterebbe il primo passo per non sentirsi più trattate da “straniere”).
In questo scenario di progressivo incremento della presenza migratoria, che incomincia ad essere sempre più consapevole dei propri bisogni e a chiedere di poterli soddisfare in modo condiviso, nell’ambito della propria area di residenza, appare quindi indispensabile il ruolo che un Sistema territoriale di Educazione degli adulti, con i propri servizi complementari (individuazione e sollecitazione della domanda potenziale, tutoring e accompagnamento, accertamento delle competenze, orientamento formativo e professionale, certificazione dei crediti), può svolgere, anche perché la prevenzione primaria di una paventata marginalizzazione sociale si costruisce nel campo educativo, dove si pongono le basi non solo dell’occupabilità, ma anche della cittadinanza attiva.
*Segreteria nazionale di EdaForum (Forum Permanente per l’Educazione degli Adulti).


