APPROFONDIMENTI
L'EMIGRAZIONE ITALIANA.
a cura di Clizia Savarese
Volevo scrivere un articolo che riportasse dei dati riguardanti le stime sui flussi migratori della popolazione italiana, che facesse un po’ di chiarezza su alcuni aspetti di quella che è stata la nostra fuga dall’Italia verso lidi migliori e sognati da intere generazioni…Volevo farvi ricordare che la nostra “diaspora” è stata lunga, sofferta e cospicua. Volevo dirvi che non possiamo e non dobbiamo disprezzare chi in questi anni cerca di immigrare nel nostro paese scordandoci del tutto del nostro passato!
Non dimentichiamo all’estero, purtroppo, ancora oggi la parola italiano significa “pasta con la pummarola & mafia”.
Guardiamo il nostro passato prima di giudicare in maniera semplicistica e/o faziosa il nostro presente e chi per noi è cattiva gente solo in virtù del fatto che differisce da noi per un credo religioso diverso, per una cultura o delle usanze a nostro dire, o pensare, sbagliate!
Dovremmo solo cercare di rendere concreata la parola integrazione che non significa assimilazione perché chi è a favore dell’assimilazione non solo non ha rispetto per l’identità culturale dei migranti, ma dimentica anche che l’immigrazione rappresenta un grande arricchimento culturale e non solo, per tutti i popoli.
Navigando su internet per trovare delle fonti e alla ricerca di informazioni riguardo i musei dell’emigrazione/immigrazione mi sono imbattuta quasi per caso (ed è proprio in queste situazioni che ti capita di fare le scoperte più sfiziose, curiose e interessanti!) su un articolo a mio dire molto semplice ma estremamente chiaro e lineare, riuscendo ad arrivare al succo del discorso senza troppi giri di parole…insomma:quello che avrei voluto fare io! Di seguito vi riporto alcuni stralci:
“Oggi, con la rapidità tipica che la memoria individuale e collettiva assume quando vuole rimuovere un peso sgradito, si pensa all' immigrazione dei nostri connazionali all'estero come ad un fatto lontanissimo nel tempo (…)
al momento, il grande escluso sembra proprio la Memoria (...)
(…)
Cerchiamo di chiarire, la portata storica del fenomeno immigratorio italiano: il nostro è stato, senza tema di smentita, rispetto ai dati del censimento degli anni considerati, l'esodo più imponente della storia moderna e contemporanea.
A partire dalla metà dell'Ottocento sono state quasi venticinque milioni gli Italiani che hanno cercato l’ “America" in ogni angolo del mondo; calcolando nella stessa cifra la popolazione dello stivale subito dopo la Breccia di Porta Pia (1870) possiamo farci un' idea delle proporzioni del fenomeno.
Un'ulteriore elemento di chiarezza preliminare va definito nella maggioranza "settentrionale" del flusso fino ai primi anni del novecento, e testimonianza viva di questo è evidente nella quantità e qualità delle ricerche e della disponibilità di informazioni, anche on line, disponibile per le regioni del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia, e più in generale nelle regioni del Nord Italia.
Un' ulteriore conferma può venire dalle stime sul numero degli Italiani nel mondo, calcolato oggi in circa 60 milioni di persone, pur se sono soltanto quattro milioni quelli censiti dall'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero, gestita dal ministero dell'Interno.
Se istintivamente siamo ancora portati a pensare ai bastimenti della speranza (…) che hanno portato moltitudini di disperati o quasi ad Ellis Island, la barriera d'ingresso negli States, in realtà la storia ci rimanda agli ultimi fuochi del fenomeno proprio nell'anno dei Campionati Mondiali di Calcio in Messico, nel 1970. Il quotidiano "L'Ora", di Palermo, pubblica rivelazioni choc sull'esistenza di un 'organizzazione criminale che organizzava l'espatrio clandestino negli Usa, attraverso il confine messicano, di cittadini italiani trasferiti là nella veste di tifosi della squadra di calcio.
Il clamore è notevole, ma stonato rispetto ad un'emigrazione che aveva sempre vissuto episodi di drammaticità estrema negli anni immediatamente precedenti (basti pensare alle morti dei clandestini italiani sui valichi montuosi del NordOvest, nel tentativo di raggiungere la Francia) e che aveva una consistenza ancora massiccia verso certe aree dell'Europa nella quale rivestivamo con regolarità il ruolo, nell'industria e nella società, che oggi viene assegnato in modalità identiche alle popolazioni eurorientali ed alle etnie mediterranee ed africane presenti in Italia.
Nel 1971/2/3, quando la punta dell'emigrazione italiana verso le Americhe e l'Australia è ormai alle spalle, il flusso dei cittadini italiani verso la Germania è costantemente sulle 50.000 unità: se nei primi anni '60 gli italiani costituiscono quasi la metà degli immigrati in Germania con una presenza di 121 mila lavoratori, questi nel 1973 diventano 423 mila, il massimo valore in assoluto mai raggiunto.
Da notare che la composizione professionale è costituita, in quell'anno, per quasi i tre quarti da lavoratori non qualificati (...)
In soldoni: non stiamo parlando di studenti, tecnici qualificati, dirigenti o viaggiatori dell'esistenza, gruppi sociali comunque presenti contemporaneamente e significativamente in Germania, ma di pauperismo a tutti gli effetti.
La collettività italiana in Germania aumenta perciò la sua consistenza da 400.000 presenze alla fine degli anni sessanta a 650.000 nel 1972, per poi assestarsi intorno a 600 mila nel 1975.
Non diversa la situazione in Svizzera, dove la figura stessa dell'immigrato era vincolata alle disposizioni della legge federale sul soggiorno e il domicilio degli stranieri del 1931 e del 1948, in vigore fino al 1978, dove veniva sancito a più riprese il "principio di libera decisione delle autorità", che subordinava di fatto alla soggettività del giudizio delle autorità locali le caratteristiche fondamentali della permanenza in territotio elvetico; nei fatti, il cittadino italiano, come qualsiasi altro straniero non ha nessun diritto acquisito e la popolazione italiana in particolare è soggetta ad episodi di discriminazione razziale che sarà oggetto di tensioni diplomatiche non indifferenti tra i due paesi.
I nostri connazionali in Svizzera rappresentano, nei primi anni sessanta, la maggioranza della manodopera straniera, della quale costituiscono i due terzi del totale, e nel 1970 siamo ancora oltre il 60% , per scendere poi, in concomitanza della crisi economica del priodo considerato, a circa il 40% nel 1975, done inizieremo a cedere il poco invidiabile ruolo di ultimi della classe a jugoslavi e turchi, ma dove toccheremo anche la massima consistenza della popolazione residente, con 587.000 persone.
I settori dell'Edilizia, dell'Abbigliamento e Tessile quelli di maggiore presenza, rispettivamente con l'86,3%, il 79,4%, il 76% nel 1968, e per la gran parte in mansioni di basso livello: la presenza nelle attività più qualificate (tecniche, commercio e uffici, igiene e medicina) è invece scarsa a conferma del basso profilo culturale e professionale dei nostri emigrati.
A chiusura della trattazione, necessariamente limitata e divulgativa, allego le stime sui flussi migratori della popolazione italiana negli anni del dopoguerra:

Fonti:
1. Nuovi soggetti per una storia transnazionale, Roma, Forecom
2. Centro Interculturale, Comune di Torino
3. "L'italia del tempo presente", Ginsborg, Einaudi, 1986
4. Associazione Lavoratori Emigrati del Friuli Venezia Giulia
5. "L'Orda: quando gli albanesi eravamo noi", GianAntonio Stella, Rcs Libri
L’articolo è tratto dal sito http://www.pagine70.com , intitolato “Immigrazione nei ‘70” e scritto da Michele Caprini.
Per chi di voi fosse interessato, vi consiglio di andarvi a vedere un paio di siti se volete informarvi su qualcosa riguardante il tema:
http://www.orda.it/rizzoli/stella/link/link.spm
http://www.cestim.org/07emigarzione.htm
E per chi fosse interessato o anche solo incuriosito, vi segnalo un sito sugli emigranti italiani negli Stati Uniti, Argentina e Brasile (http://www.italians-world.org/Italy/BancaDati.htm).
Presso il Centro di documentazione sulle popolazioni e le culture italiane nel mondo, costituito dalla Fondazione Giovanni Agnelli di Torino nel 1993, sono disponibili tre distinte banche dati contenenti la trascrizione delle informazioni riportate nei registri di sbarco delle navi giunte nei porti di New York, Buenos Aires e Victoria, limitatamente ai passeggeri di nazionalità italiana.
Digitando semplicemente il cognome e l’iniziale del nome potrete sapere tutta una serie di dati personali sul vostro eventuale parente emigrato tra la fine dell’800 e gli anni ’30 del ‘900.
Buona ricerca!


