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Anno III - n.7 - giugno 2006

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CONVEGNO “Se non sai non sei

Convegno Auser, Spi Cgil per l'educazione degli adulti Istituto Galileo Galilei - Roma, 19 maggio 2006

ssE’ stato raggiunto un risultato importante con la realizzazione del Convegno ”Se non sai non sei”, organizzato a Roma nel Salone di rappresentanza dell’Istituto Galileo Galilei. L’iniziativa ha visto una larga partecipazione, gli interventi di molti protagonisti di importanti esperienze e i contributi, a conclusione dei lavori, di Betty Leone, segretaria generale dello Spi Cgil, e di Maria Guidotti, presidente Auser, eletta di recente portavoce del Terzo Settore. Il convegno di Roma con le riflessioni che ha sviluppato e le proposte che sono state avanzate, segna un punto di partenza per il filo dell’impegno comune che è da dipanare a livello nazionale, nei territori e in tutte le nostre città, ricercando il confronto e il convergere delle energie con altre parti sociali.
 Il recente incontro deve essere poi colto come il primo movimento musicale di uno spartito più ampio, che vede la partecipazione della Federazione Nazionale Lavoratori della Conoscenza Cgil e della stessa Confederazione Cgil, per conseguire obiettivi ritenuti essenziali per i lavoratori e per l’intera società italiana, come hanno sostenuto, alla conclusione dei lavori, Enrico Panini (segretario generale Flc) e Fulvio Fammoni (segretario nazionale Cgil).
 Il documento presentato al Convegno è stato preparato sulla base delle linee definite dal gruppo di lavoro costituito all’inizio dell’anno, al quale Auser ha partecipato con proposte d’analisi e d’intervento. Il documento – illustrato all’inizio del Convegno da Lucio Saltini della segreteria nazionale Spi Cgil - si divide in cinque parti. Il primo punto riguarda la denuncia dell’emergenza “alfabetica” che investe il nostro Paese. Tutti gli indicatori –molti dei quali sono illustrati nella parte allegata al documento - segnalano un grave ritardo nelle politiche per l’educazione degli adulti: quasi 12 milioni di italiani non hanno alcun titolo scolastico e l’analfabetismo di ritorno non ha uguali in Europa. L’investimento in cultura e educazione è decisivo e dovrà riguardare i giovani, gli adulti e gli anziani. Queste ragioni portano Auser e Spi Cgil – ed è la seconda parte delle proposte – ad essere protagoniste del più generale impegno della Cgil a favore di una legge nazionale dell’educazione degli adulti, che assicuri in tutto il Paese ed a tutte le età, il diritto all’accesso a conoscenze essenziali.


 Uno degli aspetti principali da considerare- terzo punto - è la costruzione di un “sistema” integrato orientato ad incontrare la domanda “debole”. “Il problema centrale, infatti, è il coinvolgimento di un numero consistente di uomini e di donne per le quali il bisogno formativo è ancora sconosciuto. Alcune fasce di cittadini vanno “incontrati” nei luoghi dove si svolge la vita quotidiana. E’ il territorio che deve andare verso la domanda, costruire percorsi di orientamento.” Gli ultimi due aspetti riguardano, infine, la costruzione di una programmazione partecipata degli interventi sul territorio, rispetto alla quale il sindacato può svolgere un importante ruolo di stimolo e di rivendicazione, e la richiesta di interventi per la qualificazione e il corretto svolgimento delle attività formative.


Nel corso del Convegno da più parti è stato ribadito che l’educazione permanente ha bisogno dell’associazionismo sia per la diffusione degli interventi nel territorio sia - come sostiene Fiorella Farinelli nella prefazione al libro sulla Prima Edizione, a Roma, della Festa la città che apprende– per “la diversa qualità dell’approccio e del rapporto con la domanda culturale degli adulti: anche e soprattutto di quella non diretta, non esplicita, non pienamente consapevole.” In questa chiave si presenta come altamente produttiva l'alleanza “fra associazionismo e Comuni, le istituzioni più vicine ai cittadini e le più dotate di servizi, presidi (biblioteche, musei, teatri, centri d’incontro, ecc.), terminali sul territorio in grado di intercettare l’intreccio fra bisogni sociali, civili, culturali”.


 Auser con le proprie esperienze ha imboccato questa strada e sta dimostrando con i consensi e le manifestazioni d’interesse raccolti, con le edizioni di Roma e di Bologna della Festa la città che apprende, la qualità dei contributi, che “si tratta di una strada percorribile e promettente”. Diverse le esperienze di Centri culturali ed Università per tutte le età Auser che sono state presentate nel corso del Convegno. Si va dalla trasmissione della memoria, alle esperienze di educazione degli adulti realizzate in collaborazione con gli immigrati nel Veneto, alle biblioteche virtuali e ai circoli di studio in Toscana, all'uso delle nuove tecnologie, fino alle iniziative culturali organizzate all'interno delle case di riposo.
Dal Convegno di Roma “Se non sai non sei” è venuta chiaramente l’indicazione che la formazione di un rinnovato, diffuso capitale sociale, con al centro la cultura e l’educazione per l’intero arco della vita, ha un valore centrale per il futuro di tutte le generazioni e che Auser e Spi Cgil intendono essere fra i protagonisti nel tessere la trama del nuovo sistema educativo.    
Il pedagogista Bertrand Schwartz, impegnato nella sfida per offrire pari opportunità d’accesso alla formazione degli adulti a bassa scolarità, affermava negli anni Settanta, che sono da abbattere sette categorie di barriere, dalle difficoltà politiche e sociali legate alle condizioni di vita e di lavoro, alla paura di essere giudicati e rifiutati. Recentemente è stata rimossa un’ulteriore, importante barriera per la nostra epoca, rappresenta dalle politiche educative del Governo Berlusconi.


Al di là delle tre “i” – impresa, inglese, internet - si può pensare che le prossime scelte politiche dovranno mirare ad attuare la formula delle quattro “e”, l’educazione come sistema integrato territoriale, nelle componenti dell’apprendimento formale, non formale e informale, l’educazione per le diverse edella vita (giovani, adulti, anziani), una maggiore attenzione sia all’Europa e ai processi educativi e di sviluppo proposti in sede comunitaria (Accordo di Lisbona del 2000), sia alle attività degli enti locali impegnati a porre in valore le risorse educative presenti nel territorio.



 
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