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Anno III - n.7 - giugno 2006

Interventi al Convegno "Se non sai non sei"

g) Dopo Lisbona

Paolo Sciclone, Coordinatore nazionale di EdaForum -Forum Permanente per l’Educazione degli Adulti

Come vi è stato detto da coloro che mi hanno preceduto nel corso della mattina, il Consiglio europeo di Lisbona nel marzo 2000 è una tappa importante - direi fondamentale - per la storia dell’apprendimento permanente in Europa e quindi anche in Italia.
Ma l’educazione degli adulti non è nata a Lisbona; è molto più antica, perché nasce - dico io - con l’affermazione della democrazia, che, per realizzarsi, ha bisogno di cittadini consapevoli.
Lisbona ha richiamato l’attenzione degli Stati membri sulla necessità di fissare gli obiettivi per migliorare il livello delle conoscenze e delle competenze della popolazione europea.
Ne sono seguiti, negli anni successivi, dichiarazioni e atti del Consiglio europeo e degli Stati membri che non sto a ripetere; ma non in Italia, come avrete capito dai dati che vi sono stati illustrati nelle precedenti relazioni.
Nel nostro Paese non ci sono stati interventi importanti, né nel campo degli atti politici perché, salvo poche eccezioni, siamo rimasti fermi, sostanzialmente, all’Accordo del 2 marzo 2000 tra Stato, Regioni, Enti locali (di cui vi hanno già parlato), né nel campo della quotidianità operativa, dove si registrano soltanto iniziative settoriali e limitate, come, purtroppo, testimoniano i dati che avete in precedenza sentito.
Tra le poche eccezioni c’è, soprattutto, la Toscana, che nel contesto della formazione ha conquistato la reputazione di regione “pioniera”. Altre Regioni hanno fatto qualcosa in tal senso, ma con meno sistematicità e innovazione.
La Toscana ha accolto il messaggio europeo sulla costruzione della società della conoscenza, proponendosi di raggiungerla attraverso lo strumento dell’apprendimento per tutta la vita, che ha codificato in una legge regionale che si occupa insieme di orientamento, educazione, istruzione, formazione, lavoro.
Si tratta di un’innovazione normativa rilevante che si pone l’obiettivo della costruzione di un sistema regionale nella logica dell’integrazione di più  settori di interventi; quelli, appunto, sopra ricordati: orientamento, educazione, istruzione, formazione, lavoro.
Il regolamento di esecuzione della legge regionale prevede che il sistema sia costituito dall’insieme dei soggetti pubblici che vengono chiamati a programmare e realizzare le azioni e gli interventi relativi alle attività previste dalla legge, ma che al sistema possano partecipare anche soggetti privati nelle forme e con le modalità previste dalla legge stessa.
La scelta politica fatta dalla Regione Toscana è senza dubbio un fatto nuovo per il panorama italiano; rappresenta l’esempio più completo di intervento nel settore della formazione realizzato in Italia; ma, prima di farne un modello di riferimento per altri territori, occorre analizzare con attenzione la normativa costruita e i risultati conseguiti, perché ad un primo esame il sistema creato presenta due ordini di problematicità, che trovano riscontro nel dibattito scientifico su teorie e metodologie dell’educazione permanente.
Prima questione: la specificità dell’educazione degli adulti.
La legge regionale della Toscana valorizza il concetto di apprendimento per tutta la vita inserendo l’educazione degli adulti nel più ampio contesto dell’apprendimento permanente, ma dobbiamo ricordare che l’educazione degli adulti riguarda coloro che sono fuori dei percorsi formativi canonici, cioè gli adulti che rientrano in formazione per i motivi più vari (in prospettiva personale, civica, sociale, occupazionale). La specificità dell’educazione degli adulti sta in questo prima “fuori” e dopo “dentro”.
Ne consegue che si devono prevedere, a livello metodologico, politico e amministrativo, azioni e strumenti che consentano questo passaggio di rientro; azioni e strumenti che permettano di  far prendere coscienza all’individuo del bisogno di formazione, lo orientino e lo accompagnino.
Ebbene, l’attenzione che richiede questo aspetto dell’educazione degli adulti ci sembra sacrificato nel contesto complessivo dell’apprendimento permanente, così come sviluppato nella legge in esame, perché mancano soluzioni, appunto, “specifiche” per risolvere il problema.
Un altro aspetto della specificità dell’educazione degli adulti riguarda  gli interventi (di carattere informativo, documentale, formativo, consulenziale) finalizzati a fornire alla popolazione adulta le più ampie opportunità di migliorare le conoscenze e le competenze idonee a partecipare consapevolmente all’organizzazione di una società democraticamente evoluta.
Anche in questo caso, mentre si afferma in linea di principio che l’obiettivo della legge regionale sull’apprendimento permanente non è soltanto la creazione di un’economia della conoscenza ma quello di una società della conoscenza (nel senso che s’intende raggiungere, attraverso la diffusione di strumenti di conoscenza, oltre all’obiettivo dello sviluppo economico, anche l’obiettivo della consapevolezza del diritto individuale a vivere una cittadinanza attiva e consapevole), le attività educative a carattere non formale previste dalla legge non appaiono adeguate a rispondere a questi  bisogni informativi/formativi, espressi e latenti, della popolazione adulta.
Insomma bisogna investire sull’affermazione del diritto/dovere alla conoscenza per avere, di conseguenza, un cittadino capace di comprensione, di critica, di scelta, di controllo,  in grado cioè di decidere su tutti gli aspetti della propria vita, in una visione a trecentosessanta gradi del proprio essere uomo e donna, dalla prospettiva personale a quella civica, a quella sociale, a quella lavorativa.
Se non passa il concetto del diritto/dovere alla conoscenza non è possibile, neppure, che si comprenda l’importanza dell’aggiornamento culturale e professionale e quindi lo si vada a ricercare. Il procedimento inverso, partire -ad esempio- dall’aggiornamento professionale, è limitato nei risultati: potrà dare competenze di settore ma non la coscienza del proprio essere uomo/donna e cittadino/cittadina.
La seconda questione da approfondire a proposito della scelta operata dalla Regione Toscana riguarda il funzionamento del sistema creato dallo strumento legislativo.
Il sistema ipotizzato è un sistema integrato territoriale, nel senso che è prevista sia nella programmazione sia nella realizzazione la partecipazione, come ho già detto, dell’insieme dei soggetti pubblici del territorio (regione, province, comunità montane, comuni) e, pure, anche se in posizione molto defilata, dei soggetti privati.      
Ma l’integrazione tra tutti questi soggetti, che è la condizione essenziale del sistema, in realtà non si è realizzata per obiettive difficoltà.
Cerco di chiarire.
Come sapete, in Italia  il sistema formativo è spezzettato tra diverse competenze: quelle attribuite al Ministero dell’Istruzione per quanto riguarda la scuola, quelle attribuite al nuovo Ministero previsto dal Governo Prodi per quanto riguarda l’università, quelle attribuite al Ministero del Lavoro e alle Regioni per quanto attiene alla formazione professionale, quelle svolte dalle Province per quanto riguarda l’orientamento e quelle date ai Comuni per ciò che attiene alle attività legate al diritto allo studio.
Come si vede, vi è una complessità di attori non integrati tra loro, il cui risultato, senza un disegno strategico, crea il rischio di porre in essere una molteplicità di attività dello stesso tipo, che tendono a sovrapporsi le une alle altre. Vi è quindi da risolvere il problema dell'integrazione dei soggetti istituzionali fra di loro, il problema dell’integrazione tra i soggetti istituzionali e le parti sociali (sindacati ed imprese), il problema dell’integrazione tra i soggetti sopra detti, istituzionali e non, con tutte le associazioni che operano nel campo della cosiddetta educazione non formale (che come sapete riguarda le attività educative non finalizzate al conseguimento di un titolo di studio).
A questi problemi si aggiunge anche quello costituito da quanto è intervenuto, sul versante normativo, in questi ultimi anni: la cosiddetta Legge Bassanini e la modifica al Titolo V° della Costituzione, che impongono un'integrazione dei diversi soggetti e dei diversi livelli territoriale di governo sul piano delle competenze.
Insomma per praticare l’integrazione bisogna mettere d’accordo l’istituzione centrale, l’istituzione del territorio, la scuola, l’impresa, il sindacato, l’associazione. Ma per far questo non bastano le leggi;
l'integrazione ha bisogno di servizi e di figure operative. In altre parole, per realizzare l’integrazione occorre creare specialisti ad hoc e servizi che ne garantiscano la riuscita, oltre a prevedere, ovviamente, i finanziamenti necessari a dare l’avvio all’operazione.
Insomma per farla breve, il tentativo più avanzato che si è avuto in Italia dopo Lisbona presenta problemi che devono essere ancora risolti per una serie di cause oggettive e non.
Bisogna allora provare a ripartire senza modelli. Tenendo presente certamente quello che si è fatto, ma soprattutto avendo chiaro cosa si vuole.
In un paese democratico i dati che vi sono stati ricordati in questa giornata, che si aggiungono ai molti altri, altrettanto negativi, che da illo tempore si sentono recitare in più occasioni, dovrebbero preoccupare coloro che hanno responsabilità di governo ai vari livelli territoriali (stato, regioni, province, comuni). Almeno per tornaconto, perchè questi risultati inficiano la capacità di un paese di essere competivo.
Dovrebbero, ma non è così, altrimenti non saremmo in queste condizioni.
Allora la speranza di migliorare i livelli di conoscenza della popolazione italiana sono legati alla possibilità di far nascere un movimento di sensibilizzazione che coinvolga sia la popolazione sia i governi.
Quali forze siamo in grado di mettere in campo per far partire questa campagna?
EdaForum, l’associazione che rappresento, è impegnata dalla sua fondazione, che è avvenuta subito dopo l’Accordo già  citato del 2 marzo 2000, a stimolare e promuovere la costruzione di sistemi territoriali integrati su tutto il territorio nazionale che favoriscano l’educazione degli adulti, utilizzando lo strumento della sua rivista -http://rivista.edaforum.it-, lo strumento del suo sito -www.edaforum.it - ed organizzando ricerche, studi, seminari, convegni, incontri.
In questa azione ha trovato un valido compagno di strada nell’AUSER, come la presidente Maria Guidotti e Roberto Mosi testimoniano in questo convegno.
Se il sindacato - CGIL e Spi-CGIL -, come dimostrano i lavori di questa giornata, si impegnerà con tutta la sua potenzialità in questa battaglia, che è, a mio parere, una battaglia di civiltà, vedo roseo il futuro, perché mi ricordo che il periodo storico in Italia più favorevole per il diritto individuale alla conoscenza è quello legato alle 150 ore. Un’esperienza che l’Europa ci invidiava e che non siamo riusciti a mantenere viva ampliandone nel tempo i suoi confini a tutta la popolazione, occupata e non.
Ci sono poi altri enti, di natura diversa tra loro, che lavorano da anni seriamente su questi temi, basta pensare ad alcune Cattedre universitarie, a ISFOL, a UNLA, ai CTP,…..
Propongo allora di provare tutti insieme - Sindacato, Auser, EdaForum e tutti gli enti pubblici e privati che vorranno - a mettere insieme un gruppo di lavoro (da chiamare come si vuole) che inizi un percorso volto a informare e sollecitare l’attenzione dei cittadini e dei loro governanti sul diritto alla conoscenza attraverso un ampio e diffuso dibattito sull’importanza per un paese e per la sua democrazia di avere cittadini consapevoli.
Per far emergere il problema e per far capire la necessità di risolverlo, si potrebbe organizzare una serie di focus group pubblici come occasioni di riflessione e di approfondimento, oltre che di pubblicizzazione, che chiamino al coinvolgimento i soggetti che svolgono un ruolo di primo piano in questo settore su temi del tipo: la necessità del sistema, il principio dell’integrazione come fondamento del sistema, le articolazione territoriali del sistema,
i ruoli e le responsabilità dei soggetti che partecipano al sistema, la natura, il riconoscimento e la validazione di competenze e crediti, la definizione delle professionalità degli operatori, la modalità e i criteri di accreditamento dei soggetti formatori, i target che necessitano di particolare attenzione (drop out, anziani, immigrati...),m la sollecitazione/induzione della domanda, la guidance & counselling per l’educazione degli adulti.
Sono infatti del parere che soltanto una campagna che si svolga tra la gente, possa riuscire a fare diventare l’educazione degli adulti un’emergenza per il paese e quindi favorire la sua soluzione con tutti i benefici risultati che ci deve vedere chi crede nella democrazia.

 

Paolo Sciclone
Coordinatore nazionale di EdaForum
Forum Permanente per l’Educazione degli Adulti-


 
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