Convegno - SE SAI SEI
Documento (Prima parte, provv.)
Convegno sull’educazione permanente per il benessere, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva
Documento (Prima parte, provv.)
Se non sai non sei
All’inizio del convegno sarà consegnato un documento che illustra il tema e gli orientamenti proposti per l’affermazione di un rinnovato programma di iniziativa nel campo dell’Eda.
Si riporta lo schema della prima parte del documento:
“Quest’anno la Cgil festeggia il proprio centenario. Tante iniziative aiutano a riflettere sulle scelte che hanno permesso ai lavoratori ed alle classi più umili della società di conquistare diritti fondamentali. Tra quelle scelte assai importante è stata l’idea che, con l’organizzazione, è necessario promuovere la crescita culturale delle classi più umili.
Imparare a leggere, scrivere e far di conto, per poter discutere da pari a pari con “il padrone”.
Oggi, in una società in veloce trasformazione, le differenze sociali di nuovo si ampliano.
Le differenze culturali, di nuovo ed assai più che nel recente passato, favoriscono chi comprende le novità e quindi le affronta, a danno di chi non le comprende e quindi ne fugge. Favoriscono chi sa “parlare” rispetto a chi non lo sa fare. Chi può decidere in autonomia rispetto chi ha bisogno di altri che decidano per lui. Di nuovo la crescita culturale è decisiva per l’emancipazione dalla subalternità, per il funzionamento della democrazia e per la diffusione del benessere.
Una verità elementare, che sembra oggi appannata nel nostro Paese.
La consapevolezza di quanto è importante la diffusione delle conoscenze per distribuire i frutti dello sviluppo economico è sempre più forte. Grandi paesi come India, Cina, Brasile investono nella scuola e nelle università, accelerando così il proprio sviluppo. I paesi più ricchi dedicano alla ricerca ed all’innovazione quantità crescenti di risorse. L’Europa ha compreso che per assicurare in futuro sviluppo e coesione sociale bisogna investire nella diffusione delle conoscenze. Ne ha fatto la sua strategia e l’ha indicata ai paesi membri, fissando a Lisbona (marzo 2000) il percorso per realizzare una “economia competitiva, dinamica e basata sulla conoscenza” “modernizzando il modello sociale europeo investendo sulle persone”.
Nello stesso mese, in Italia, la Conferenza Unificata Stato-Regioni indicò nella programmazione concertata tra Istituzioni e forze sociali lo strumento con cui attuare quell’obiettivo. Si istituirono “Comitati Locali” per la promozione dell’educazione degli adulti e si attivarono “Centri Territoriali Permanenti” per realizzare questo obiettivo.
Dopo sei anni gli obiettivi proposti sono ancora in larga parte da conseguire, il ritardo rispetto ad altri paesi si è accentuato, l’impoverimento culturale di una fetta consistente della popolazione si è aggravato. Qualche Regione, avvalendosi dei poteri disponibili, ha aggiornato il proprio quadro legislativo per favorire una relazione più forte tra scuola, università, formazione degli adulti. Qualche Comune ha incoraggiato l’offerta di occasioni formative per gli adulti valorizzando i propri investimenti culturali. I Centri Territoriali Permanenti per l’educazione degli adulti lavorano prevalentemente sulla base dell’impegno degli operatori. Nel complesso assistiamo ad un procedere poco efficace e disorganico nella direzione indicata I soggetti che nel marzo 2000 auspicavano un fiorire di iniziative sono rimasti delusi, qualche università popolare si è rafforzata, qualcun'altra si è indebolita. Nulla sembra cambiare.
Eppure il nostro paese registra una vera e propria emergenza “alfabetica”. La popolazione adulta ha bassi livelli di scolarizzazione e partecipa meno dei cittadini di altri Paesi europei a corsi di istruzione e formazione permanente. Tra i giovani la fuoriuscita precoce dai percorsi scolastici resta molto alta. L’offerta culturale complessiva registra differenze consistenti nelle diverse realtà territoriali.
L’accesso alle occasioni formative è limitato ai soggetti più forti (adulti occupati e con scolarizzazione medio-alta). L’Isfol (2003) è lapidaria: “tutte le tipologia di offerta, anche quelle promosse e/o gestite dal pubblico, tendono a curvarsi sulla domanda del più forte, più consapevole, più capace di individuare i propri bisogni professionali e personali, meglio in grado di informarsi, orientarsi, scegliere”.
Restano dunque sostanzialmente escluse dall’offerta formativa le persone più deboli ed a rischio di emarginazione: quelle meno istruite, con età (lavorativa e post-lavorativa) più avanzata, donne con rilevanti carichi familiari, migranti, carcerati. Persone destinate, in una società la cui evoluzione culturale e tecnologica è veloce, e vedere aggravato con il gap di conoscenze anche il proprio diritto ad accedere ad opportunità, linguaggi, tecnologie, conoscenze sempre più decisive.
Se l’Italia vuole reagire al rischio un declino economico e sociale deve invertire la rotta rapidamente ed attrezzarsi di fronte alle sfide della modernità. Tra le politiche da seguire decisivo sarà l’impegno nella diffusione delle conoscenze necessarie ad assicurare lavoro, integrazione sociale, benessere.
Un impegno essenziale per il Paese e per la concreta affermazione dei diritti di cittadinanza, tanto più che la crescita della popolazione anziana propone nuove sfide all’organizzazione della società e dell’economia. Accrescere le competenze e la cultura anche della popolazione anziana significa infatti favorirne l’accesso alle nuove tecnologie (ampliandone la diffusione), far conoscere linguaggi essenziali nel rapporto tra le generazioni (favorendo lo scambio di memorie e di valori), diffondere stili di vita e pratiche fondamentali per il benessere e per la prevenzione di importanti patologie.
Queste sono le ragioni che portano Spi ed Auser ad essere protagoniste del più generale impegno della Cgil a favore di una legge nazionale sull’Educazione degli adulti che assicuri in tutto il Paese ed a tutte le età il diritto all’accesso a conoscenze essenziali.
Una legge nazionale che favorisca il funzionamento di una moderna democrazia, che ha bisogno di cittadini informati e dotati di senso critico. Una legge che favorisca la crescita culturale e la riattivazione dei processi di apprendimento dell’insieme della popolazione, affinché possa accedere ad attività lavorative in perenne trasformazione, a diritti di cittadinanza che richiedono informazione e comprensione, alle relazioni con altre persone, in una società sempre più complessa sul piano culturale. Una legge nazionale che aiuti a ridurre l’analfabetismo ed a contrastare l’analfabetismo di ritorno, che aiuti a recuperare il ritardo formativo rispetto agli obiettivi posti dal Consiglio di Lisbona (2000), accresca il numero dei diplomati e dei laureati e riduca il divario tra Nord e Sud. Una legge nazionale che confermi il ruolo delle Istituzioni pubbliche nella affermazione del diritto all’educazione per tutta la durata della vita, riconosca i diversi soggetti che possono contribuire alla realizzazione di questo obiettivo, fissi le modalità di partecipazione dei cittadini alla definizione degli obiettivi formativi ed alla valutazione dell’attività svolta, assicuri risorse adeguate.
A questo impegno Spi ed Auser giungono avendo già sviluppato importanti esperienze, nella contrattazione sociale sul territorio sui diritti di informazione e di partecipazione degli anziani, nella elaborazione e nell’organizzazione di eventi tesi ad insistere sull’importanza che l’intero contesto urbana e sociale assuma una funzione “educante”; promozione delle Università popolari, nella promozione di Università Popolari, della terza età o del tempo libero.”


