IN PRIMO PIANO
I musei del lavoro e dell’emigrazione
a cura di Clizia Savarese.
- Il Castello di Prangins
- Il Museo del Lavoro di Copenhagen
- La Nave della Sila, Museo Narrante dell’Emigrazione
- Museo del lavoro povero e della civiltà contadina di Mazzocchi e Bertolotti - Livraga (LO)
Il Castello di Prangins
Il Museo nazionale di Prangins costituisce una sorta di complemento del "Landesmuseum" di Zurigo, aperto già oltre un secolo fa. L'obiettivo principale per cui il Museo nazionale è stato istituito è di illustrare la storia e la cultura di tutta la Svizzera dalle sue origini fino ai giorni nostri.
L'esposizione permanente è suddivisa in tre parti:
• "Il sogno dei Lumi" verte sugli ideali della società nobile e borghese alla fine del 700.
• "La Svizzera che cambia" narra le vicende legate ai cambiamenti radicali dell'1800: Stato federale e sviluppo industriale.
• "La Svizzera e il mondo" illustra il tema dei rapporti tra la Svizzera e il resto del mondo, mettendo in rilievo anche il problema dell'emigrazione.
Il museo di Prangins narra la storia svizzera dal 1750 al 1900: 150 anni che hanno rivoluzionato la Confederazione.
Il passaggio dall’aristocrazia alla democrazia moderna, dalla società rurale allo stato altamente industrializzato: Prangins ripropone le vicende di questi profondi mutamenti.
Sorto nel 1723, l'edificio è stato testimone degli avvenimenti che nel Settecento e dell’Ottocento hanno trasformato l'Europa e la Svizzera: il tramonto della monarchia, le insurrezioni popolari, la nascita dei regimi repubblicani, l'industrializzazione, la motorizzazione e molto altro ancora.
nel 1814 il castello fu dimora di Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di quel Napoleone I che diede una svolta determinante verso la nacita di una Repubblica federale in Svizzera.
"La Svizzera che cambia dal 1750 al 1920" rappresenta un po' l'anima del museo: oggetti, testi e dipinti che documentano il periodo dinamico e ricco di sconvolgimenti sul piano politico.
Dopo gli Stati uniti d'America nel 1776 e la Francia nel 1789, l’invasione dei soldati di Napoleone nel 1798 a siglare la nascita della Repubblica elvetica e la fine dell'Impero di Napoleone nel 1815, che consente ai nobili di tornare alla carica. Le successive lotte interne tra cantoni cattolici e protestanti provocheranno una spaccatura profonda che dividerà la Svizzera anche dopo il 1848, anno di nascita della Confederazione e della prima Costituzione federale.
L’esposizione presenta fra molti altri documenti anche dipinti complessi a carattere allegorico che illustrano le diatribe politiche di quegli anni: fra protestanti e cattolici, città e campagna, nobiltà e borghesia, repubblicani e aristocratici.
L’industria faceva allora i primi passi, passi importanti per il benessere del paese e della popolazione svizzera.
Secondo il curatore del museo François de Capitani, "vengono poste qui le basi per il passaggio da un paese povero e rurale a uno degli Stati più industrializzati del 20esimo secolo".
Non solo per le loro dimensioni bensì anche per la loro portata socio-economica, le prime macchine tessili e la ferrovia occupano ampio spazio nel museo di Prangins. Sono infatti sinonimi di produzione di massa e di mobilità; insomma, elementi nuovissimi per una Svizzera che per secoli aveva vissuto in condizioni arcaiche.
In un secondo momento, con il lavoro a domicilio tessile e orologiero, la fabbrica fa irruzione anche nelle zone rurali, portando benessere ma anche nuove forme di sfruttamento dei poveri, come testimoniano le fotografie proposte dal museo.
“Spesso sono gli oggetti di lusso dei benestanti ad essere esposti nei musei, perché questi oggetti sono stati conservati in virtù del loro valore. Tuttavia – precisa il curatore de Capitani - il museo offre una visuale molto ampia dei due secoli: dall’arte alle condizioni di vita quotidiana, passando per il lavoro.”
Paese di immigrazione e di emigrazione
A questo aspetto di duplice apertura del paese verso l’estero il museo dedica una sezione speciale, in cui si illustrano le origini e gli effetti della migrazione in entrambi i sensi.
Dal 1700 al 1910 la popolazione svizzera aumenta da un 1,2 a 3,7 milioni di abitanti, malgrado la mortalità infantile sia ancora altissima: un bambino su due muore prima dei 10 anni.
Si stima che nel Settecento vi erano 350'000 persone in Svizzera senza lavoro. Da qui l’esigenza, per ampi strati della popolazione, di emigrare per sopravvivere. Di pari passo, però, si attenuano le epidemie, la medicina fa progressi e le condizioni d’igiene e l’alimentazione migliorano.
Non solo le persone, anche le merci circolano per tutto il mondo. Il museo si sofferma sugli aspetti più svariati di questa nuova mobilità.

Insomma, tenuto conto di tutte le sue implicazioni politiche ed economiche, la storia che si è svolta tra il 1700 e il 1900 costituisce un punto di partenza essenziale per capire anche la realtà della Svizzera dei nostri giorni.
Recapiti
Museo nazionale svizzero - Château di Prangins - 1197 Prangins
Tel. ++41 (0)22 994 88 90
Fax ++41 (0)22 994 88 98
info.prangins@slm.admin.ch
eMail: info.prangins@slm.admin.ch
Orari d'apertura
Martedì - Domenica dalle ore 11 alle ore 17
Come arrivare:
In auto: autostrada A1: da Ginevra uscita Nyon, da Losanna uscita Galand, proseguire seguendo le indicazioni.
In treno: partenza da Ginevra e Losanna: stazioni di Prangins o di Nyon, dalla stazione di Nyon prendere l'autobus Nyon - Prangins (8 minuti) no. 31 o 32 per Prangins.
Il Museo del Lavoro di Copenhagen
Al Rømersgade 22, proprio nel cuore di Copenhagen si trova dal 1983 l’edificio del museo del lavoro danese. La costruzione venne eretta nel 1879 e ciò gli conferisce il titolo di uno dei palazzi più vecchi del paese.
Questo è il luogo dove è raccontata la storia della classe operaia danese. Al suo interno sono collezionati i vari oggetti di uso comune e illustrati i loro utilizzi durante una tipica giornata di lavoro. Ripercorrendo in particolar modo gli ultimi centocinquant’anni di storia. Vengono presi in analisi non solo gli usi,i costumi, le condizioni o le abitudini del singolo lavoratore ma anche il contesto storico-politico del tempo; l’industrializzazione dai suoi albori ai tempi nostri, le dittature politiche internazionale e la politica interna danese….
Il visitatore incontrerà, durante il percorso, la famiglia Sørensen, una famiglia operaia della Copenhagen del XX secolo composta da 8 figli. In mostra la loro casa, le fotografie e gli oggetti ripercorrendo così un arco di tempo che va dal 1885 al 1990 e vivendo con loro le angoscie e le gioie di una famiglia che riesce a mala pena a sbarcare il lunario.
E ancora incontreremo l’appartamento dei Petersen grazie ai quali potremo avere una panoramica e un’idea più chiara di cosa furono veramente gli anni trenta e la loro “decadenza”!
Si trovano anche manifesti, libri, scritti ed arte sulla classe operaia. Perché la vita quotidiana e la storia del lavoratore sono uno dei soggetti preferiti dagli artisti e quindi all’interno del museo c’è una galleria dove vengono allestite delle mostre temporanee.
Il museo ha recentemente riaperto dopo i lavori di ristrutturazione svoltisi quest’estate.
indirizzo: Rømersgade 22, DK - 1362 C
Copenhagen K.
Tel: (+45) 33 93 25 75
Fax: (+45) 33 14 52 58
E-mail: am@arbejdermuseet.dk
orario di apertura:
tutti i giorni 10.00-16.00
prezzi:
Adulti: 50 DKK
sotto i 18 anni:gratis
Pensionati: 40 DKK
Studenti: 40 DKK
Gruppi (min. 20 persone): 20% di sconto
mezzi pubblici
Metro e treno regionale nella stazione di Nørreport. Bus: 5A, 14, 16, 31, 40, 42, 43, 150S, 184, 350S.
Bus
Il viaggio dall’aeroporto a Malmö centro dura 45 minuti e costa SEK 90.
Visitate il sito http://www.flygbussarna.se/ per altre informazioni.
La Nave della Sila,
Museo Narrante dell’Emigrazione
Il 9 luglio 2005, a Camigliatello Silano (CS), nel Parco letterario Old Calabria dedicato a Norman Douglas, è stato inaugurato La Nave della Sila, Museo Narrante dell’Emigrazione.
Vi si arriva lasciando la strada poco fuori paese. Tra i campi dell'altopiano silano, una antica vaccheria restaurata, che conserva ancora gli originali silos per la raccolta dei foraggi, è stata adibita a museo.
Il museo, a cura di Gian Antonio Stella (giornalista del Corriere della Sera) intende contribuire a colmare un ingiustificabile vuoto di memoria storica e civile in una regione che ha vissuto, più delle altre, la drammatica esperienza del movimento migratorio.
Nel periodo 1871-1951, la Calabria registrò un vero e proprio esodo.
Oggi, anche se in misura ridotta, l'emigrazione continua, ma a lasciare la Calabria, come diverse altre regioni del Mezzogiorno, sono laureati, diplomati di scuole superiori, tecnici d'alto profilo ed operai in possesso di elevate qualifiche professionali. Ciò per certi versi è un aspetto positivo, siccome si tratta d'emigrazione d'elite, ma sta anche determinando un crescente impoverimento delle risorse umane calabresi, con il conseguente arricchimento delle regioni del Nord e d'altri Paesi.
L’idea è stata quella di costruire una struttura che non si qualifichi esclusivamente come memoria del passato, ma che sia anche proiezione nel presente e nel futuro. Di una nave, in realtà, ha tutte le sembianze ma è un museo posto a 1200 metri sul livello del mare che racconta l’epopea dei nostri emigranti, le speranze e le storie di uomini e donne che in un tempo non tanto lontano attraversarono l’Oceano in cerca di fortuna. (L’emigrazione italiana di massa, fenomeno storicamente concluso e sostanzialmente rimosso dalla coscienza collettiva, è stata oggi sostituita dall’immigrazione di massa verso l’Italia.)
“ Museo narrante” perché la visita, si snoda attraverso gigantografie di immagini straordinarie, in larga parte sconosciute, accompagnata da una voce narrante che racconta le tante storie di dolori, piccoli e grandi eroismi, ed una colonna sonora di canti dell’emigrazione italiana. L'esposizione riproduce le angosce, le speranze, le insanabili nostalgie, i drammi pubblici e privati di milioni di persone costrette all'espatrio, ma anche la partenza di nuove, straordinarie avventure di persone che hanno rappresentato nel mondo l'intraprendenza italiana, la capacità di rimettere in discussione la propria vita intera, e di costruire "ponti" dal nostro paese a nuove, importanti realtà sociali ed economiche.
La suggestione che si vuole creare nell’ambientare la scenografia, una tolda di una nave, in una ex vaccheria dell’altopiano silano, tende a creare un impatto fortemente evocativo / educativo nel visitatore.
La nave, quella silana, come simbolo, rappresentazione scenica dell'unico mezzo di comunicazione pe' terre assaie luntane e come tutte le navi con le sue ciminiere: tre per altrettanti approfondimenti sul tema dell'emigrazione.
Nella prima ciminiera, come riporta www.oldcalabria.it/emigrazione/museo, c'è una saletta musicale, dove si può scegliere in un vasto repertorio ( curato dal Maestro Gualtiero Bertelli) le canzoni di emigrazioni da ascoltare. Nel secondo fumaiolo, alcune cuccette di terza classe che, con l'ausilio di foto, rumori e odori, consentono di capire in quali disperate condizioni viaggiasse chi partiva per l'America. Nel terzo, uno spazio dell'Istituto Luce dove è possibile scegliere questo o quel filmato d'epoca dedicato al tema. Il Museo-Nave riserva altre particolari attrazioni, oltre alla biblioteca, allo snack bar ed una sala con alcune postazioni internet, ove è possibile navigare con una serie di link alla scoperta delle nostre Comunità sparse in Brasile, Argentina, Canada ed Australia. Chissà se la particolare “navigazione” in quest'ultimo Paese, non ci possa mostrare un altro monumento, quello di New Italy, ove ogni Natale si celebra Messa in ricordo di nostri connazionali. Erano 263 giovani coloni, partirono nel 1880 per la Nuova Guinea. Molti perirono durante il viaggio. Diversi altri furono ammazzati dai tagliatori di testa. Solo pochi si salvarono, approdando a Sidney.
Fondazioni culturali, istituti, agenzie fotografiche, case editrici e collezionisti privati hanno contribuito ad arricchire il notevole patrimonio iconografico del museo, mettendo a disposizione dei visitatori fotografie, illustrazioni e copertine di vecchie riviste. I testi curati da Gian Antonio Stella raccontano invece la storia degli emigranti attraverso testimonianze letterarie, avventure di interi villaggi, di singole famiglie, di uomini e donne e bambini.
Informazioni generali:
Torre di Camigliati - Parco OldCalabria
87052 - Camigliatello Silano - Cosenza
tel. +39 0984 578200
fax +39 0984 578200
www.oldcalabria.org
info@oldcalabria.org
Altre info: Fondazione Napoli Novantanove
tel. 081.667599 e-mail e sito web: napolinovantanove.org
Orari d’apertura:
Aprile e maggio: esclusivamente per le visite scolastiche e per gruppi apertura dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:00.
Giugno e luglio: il venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 15:30 alle 18:30.
Agosto: tutti i giorni - escluso il 15 agosto - dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 15:30 alle 19:30.
Settembre: il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 15:30 alle 18:30
Ottobre e novembre: esclusivamente per le visite scolastiche e per gruppi apertura dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:00
Ingresso: gratuito
Museo del lavoro povero e della civiltà contadina di Mazzocchi e Bertolotti - Livraga (LO)
Nel 1999 grazie ad un gruppo di appassionati che ha ristrutturato la sede, ricavata da una stalla con relativi portici e cortile, messa a disposizione dal Comune di Livraga, si è resa permanente la mostra di vecchi oggetti, attrezzi e utensili dei mestieri e dei lavori poveri di un tempo.
Il museo del lavoro povero e della civiltà contadina nasce per la salvaguardia e per la valorizzazione del patrimonio culturale contadino e per un confronto tra un'epoca lontana e il periodo attuale, dove la tecnologia ha preso il sopravvento. Il Museo è aperto al pubblico grazie al lavoro dei volontari, costituiti in Associazione, che ne curano la sistemazione, continuando la ricerca di altre testimonianze e documentazioni.
Nei 700 mq. di superficie sono centinaia gli oggetti e gli strumenti esposti, che sono stati suddivisi per categorie con sezioni dedicate all'agricoltura, alla lavorazione del latte, a numerose attività artigianali con una grande varietà di utensili che illustrano i vari mestieri ormai scomparsi. Una sezione è riservata ai giocattoli di una volta.
Vi sono poi ricostruzioni di ambienti rurali e botteghe artigiane. Sotto il portico sono collocati alcuni carri agricoli, macchinari per la pigiatura dell'uva e attrezzi per la pesca nei fiumi.
Ogni oggetto esposto è denominato in italiano e anche in dialetto per ricomporne l'immagine attraverso la memoria linguistica, e illustrato da disegni e da varie didascalie.
Affiancano l’attività del museo particolari iniziative che vengono svolte durante l’anno, quali la dimostrazione di trebbiatura del mais e la pigiatura tradizionale dell’uva.
Il percorso di visita consente inoltre di osservare alcuni interessanti manufatti quali: i porticati ed il fienile caratteristici dei cascinali della bassa. la "tromba" dell’acqua funzionante a mano. l’abbeveratoio in cemento il letamaio la vecchia pesa a ponte il locale "laboratorio" per la riparazione ed il recupero degli oggetti in precario stato di conservazione. il "Silos" per la conservazione dei cereali e dei foraggi la stalla per i cavalli (el stalin) Il lavoro di ricerca, raccolta e catalogazione dei materiali e’ stato fatto da Mazzocchi Achille e Bertolotti Carla impegnati da alcuni anni in questa attività
Il passato di Livraga é la storia di una comunità, di gruppi di famiglie che lavoravano i campi lungo una antica strada dell’impero romano (la vecchia Romea) nei pressi di un fiume, il Lambro, che in passato era una importante via di comunicazione, Livraga fu per secoli un piccolo borgo di gente, per lo più contadina, che viveva attorno alla Chiesa di San Bassiano.
In seguito divenne centro operoso di lavorazione dei prodotti della terra (latterie e caseifici) e poi luogo di botteghe artigiane. Oggi la pianura é fertile ed irrigua e in essa si possono osservare le tipiche cascine lombarde dove si producono foraggio, frumento, mais, soia, riso. Sviluppato é l’allevamento di bestiame con un’ottima produzione di latte e formaggi. Sulle moltissime rogge si trovano dei vecchi mulini ad acqua dove ancora si avverte l’atmosfera della ormai lontana civiltà contadina.
Presso la Segreteria del Museo è possibile prendere visione di documentazioni relative all'agricoltura e al lavoro contadino nel Lodigiano, nonché visionare e/o acquistare videocassette relative a dimostrazioni di varie lavorazioni agricole tradizionali (mietitura e trebbiatura del mais, fienagione, ecc.).
All'interno della vasta sala del Museo è esposta una mostra storico- fotografica che racconta il lavoro e la vita quotidiana dei contadini.
Associazione AMICI del MUSEO Via Garibaldi, 8 26814 LIVRAGA (LO) Tel. 0377 87808 Fax 0377 87847
L'Associazione "Amici del Museo" di Livraga e il Comune di Livraga hanno pubblicato un volume di favole e brevi racconti popolari in dialetto lodigiano, con traduzione in lingua italiana: "le 'opere' aprono una finestra (...) su valori ormai dimenticati e sulle tradizioni di un'epoca" (dalla prefazione di Osvaldo Folli).
Informazioni generali
Via G. Garibaldi, 8 – Livraga (LO)
Tel. 0377.87702 (Comune) - Fax 0377.87847
Apertura: da marzo a ottobre sabato e domenica ore 16.00-19.00
Ingresso: gratuito
Visite guidate: su prenotazione, per gruppi e scolaresche tutto l'anno, a cura dell'Associazione amici del museo Bookshop: all'ingresso disponibili cataloghi, pubblicazioni, materiale didattico, videocassette


