APPROFONDIMENTI
Sassari, gli anziani non autosufficienti e la formazione delle badanti
Mario Murtas - Operatore sociale Assessorato Servizi Sociali del Comune di Sassari
In Sardegna il tasso di natalità è molto al di sotto del valore italiano; per contro il tasso d’invecchiamento è molto più alto. Se in Italia si prevede un raddoppio della popolazione anziana nei prossimi 25 anni, in Sardegna si ritiene che ciò avverrà nei prossimi dieci.
A Sassari il numero delle persone oltre i 65 anni rapportato con quello dei ragazzi al di sotto dei 14 è passato tra il 1994 e il 2004 da 71 a 112. Secondo gli ultimi accertamenti demografici gli anziani in città sono oltre 20.000. Recenti stime Istat sostengono che una persona su sei, oltre i 65 anni, non è autosufficiente.
In sintesi nella nostra città più di tremila anziani non sono in condizioni di provvedere a se stessi.
Il Comune assicura l’assistenza domiciliare a circa trecento di questi, altrettanti, o poco più, sono invece ricoverati in strutture residenziali, non sempre adeguate alle necessità.
Quindi, secondo queste proiezioni statistiche, nella seconda città della Sardegna tra i 2000 e i 2500 anziani, non autosufficienti, sono costretti, quando vi riescono, a soddisfare i loro bisogni primari confidando sulla rete di solidarietà familiare o affidandosi alle cure di assistenti familiari (badanti) locali o sempre più spesso extracomunitarie.
In questo contesto i residenti in città stranieri sono poco meno di 1200, di cui oltre i due terzi extracomunitari, con una forte presenza di senegalesi (20%) e di cinesi (altro 20%). Sfuggono i dati relativi a coloro che entrati con un permesso di soggiorno turistico (per lo più provenienti dall’est, ma anche dal nord e dal centro Africa) in realtà si trovano a lavorare in condizioni di clandestinità. Sassari, del resto, per molti può rappresentare solo un luogo di passaggio, piuttosto che un punto di arrivo. La nostra è infatti una città piccola, con risorse economiche limitate e per di più in un’Isola in cui è relativamente facile controllare gli accessi.
In compenso la nostra è una comunità da sempre ospitale e in cui non si registrano se non eccezionalmente episodi d’intolleranza, per altro immediatamente stigmatizzati dalla collettività.
Tra le badanti si possono, per concludere, distinguere due grandi gruppi: da una parte quelle che puntano ad integrarsi nella comunità, spesso sono con la famiglia e i loro figli frequentano le nostre scuole, per lo più provengono dai Paesi del bacino del Mediterraneo e dall’Africa; dall’altra coloro che puntano a rimanere solo il tempo necessario ad accumulare quelle risorse economiche che possano garantire l’avvio di un’attività o acquistare un alloggio nel Paese di origine o, ancora, superare una fase di temporanea difficoltà del nucleo familiare, in questo caso quasi tutte ucraine o bielorusse.
Partendo da questi dati a Sassari si è ritenuto di organizzare un’iniziativa che contribuisse a risolvere da una parte il problema degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie, che per reperire badanti extracomunitarie sono costretti ad un passa-parola dagli esiti incerti; dall’altra contribuisse all’accelerazione di un processo integrativo le cui tappe sono, altrimenti, affidate alla casualità. Il progetto prevedeva la realizzazione di una fase formativa di base destinata ad assistenti familiari extracomunitarie con lezioni di antropologia (spiegare le tradizioni e la storia del nostro popolo, non solo per conoscerlo, ma anche per individuarvi le numerose similitudini), di gastronomia (spesso agli anziani vengono proposti piatti a loro del tutto estranei e l’alimentazione può essere uno dei punti d’incomprensione), sulle principali patologie, (con particolare attenzione a quelle psichiatriche) e nozioni di prima assistenza. A questi momenti d’incontro se ne sono accompagnati altri di aggregazione, finalizzati alla creazione dello spirito di gruppo necessario per la costituzione di un’impresa comune.
Il corso non prevedeva e né poteva prevedere il rilascio di una qualifica, ma solo la trasmissione di conoscenze di base che aumentassero il livello qualitativo delle prestazioni.
Punto di arrivo era ed è la costituzione di una cooperativa sociale multi etnica- in cui siano rappresentati le grandi aree di provenienza- di sole donne che si proponga quale punto di riferimento per gli anziani che ricercano badanti straniere e per le immigrate che intendano proporsi in questo ruolo. Una cooperativa che preveda tra i suoi scopi sociali anche iniziative funzionali all’integrazione degli immigrati anche in altri settori e che nel porsi quale punto di riferimento delle immigrate, limiti l’utilizzo di quei canali extralegali più che mai riconducibili ad un vero e proprio mercato degli schiavi. Infine, pur garantendo un servizio sulle 24 ore, possa contribuire al superamento della figura della badante che lavora giorno e notte e dispone di poche ore settimanali di libertà.
Alla fine di marzo si è tenuta l’ultima lezione e nelle prossime settimane si procederà alla costituzione della cooperativa. Successivamente si punterà ad integrarla con la rete esistente ed evitare, per quanto possibile, l’eventuale conflittualità con le operatrici locali.
Il progetto si inserisce nello stretto rapporto di collaborazione creatosi tra il Servizio anziani del Comune e l’Auser di Sassari. Un rapporto, in questa occasione, esteso al Servizio adulti dell’assessorato alle Politiche sociali e pari opportunità.
Per quanto riguarda il Comune l’iniziativa si colloca all’interno di un processo di valorizzazione delle risorse umane presenti sul mercato, attraverso la qualificazione dei vari soggetti che in esso vi operano, al fine di migliorare in modo esteso l’offerta di servizi esistenti. L’Amministrazione pubblica, sia per la carenza di risorse finanziarie che per il costante incremento della domanda, non è in condizioni di poter dare in modo soddisfacente tutte le risposte emergenti dagli anziani.
I cittadini, per conto loro, non possono avvalersi dell’utilizzo di quegli operatori specializzati, cui deve invece fare riferimento al Comune, per il loro alto costo.
Per capirci: la pubblica Amministrazione con un impegno finanziario di poco inferiore ai mille euro al mese può garantire al massimo due ore di assistenza giornaliera. E’ evidente l’insufficienza di tale intervento in molte situazioni. Non a caso molti di questi anziani oltre all’assistenza erogata dal Comune, per cui spesso pagano un contributo, debbono avvalersi della collaborazione di altri operatori privati.
Proprio prendendo atto di questo quadro di esigenze nei primi anni del duemila venne organizzato un corso per la formazione di assistenti familiari destinato ad utenti del reddito minimo d’inserimento. In quel caso s’intendevano far incontrare le esigenze lavorative degli utenti del Rmi e quelle degli anziani. Fu, probabilmente il primo corso del genere organizzato in tutta l’Italia.
Interlocutore fondamentale di questo processo di in-formazione è l’Auser, non solo perché la sua attività è indirizzata alla popolazione anziana attraverso l’attività di altri anziani, ma anche per la sua grande capacità di stimolare, esaltandolo, il valore della solidarietà intergenerazionale. A cui si aggiunge la sua capacità di motivare fortemente lo spirito di gruppo e di aggregazione: aspetti determinanti per il buon esito delle iniziative.
Il bilancio, al momento, è sicuramente positivo. Si sono date risposte ai bisogni degli anziani non autosufficienti, creando punti di riferimento, che garantiscono elementi di tutela sia per loro che per gli operatori, in un mercato altrimenti privo di regole e in cui la gran parte dei soggetti sono deboli. Si sono creati nuovi posti di lavoro e dati strumenti d’integrazione culturale e sociale.
Sono i primi passi di un percorso che non prevede punti di arrivo ma una continua capacità di adattamento all’evolversi delle esigenze, con la proposta sia di corsi di base che specifici (negli anni scorsi se ne sono realizzati sull’Alzheimer e sulla gestione del lutto, destinati sia ad operatori che a volontari e familiari), nella consapevolezza che una comunità più informata, a tutti i livelli, è sicuramente migliore e potrebbe anche diventare più giusta.
Per esserlo sarà però necessario che la classe politica prenda coscienza della più banale delle verità: vivere a lungo, vivere meglio è una grande conquista dell’umanità, non un dato negativo di bilancio. Il settore dell’assistenza alla persona, i servizi per gli anziani, rappresenta, sempre di più lo sarà, anche un’importante risorsa economica, uno sbocco occupativo per centinaia di migliaia di giovani.
In alcune società lo è già. Da noi, come spesso avviene, ciò che è ovvio lo si capisce con forte ritardo.


