APPROFONDIMENTI
L'Educazione Permanente: una panoramica sul dibattito europeo
a cura di Fabrizio Maddalena - Auser Nazionale
Nella primavera del 2001, sette fra i più grandi network con esperienze nel tema dall’Educazione Permanente si sono riuniti con l’intento di condividere il proprio bagaglio di competenze, conoscenze e pratiche all’interno del processo di sviluppo delle politiche conducendo una consulta europea sul Memorandum sull’Educazione Permanente.
Da allora, sei di quelle associazioni - Csr Europe, Eaea, Evet, Evta, Euro-Wea e Solidar (della cui rete fa parte anche Auser) - hanno deciso di costituire una nuova piattaforma Europea per il coinvolgimento delle Ong nel processo dell’Educazione Permanente e di creazione di un’Europa della conoscenza: l’Eucis (European Civil Society). Questa piattaforma contribuisce attualmente al dibattito sugli obiettivi futuri dei sistemi educativi e formativi in Europa, avviando fra l’altro uno scambio sistematico di esperienze fra i partner sociali, le Ong e i vari soggetti (stakeholders) specialmente nel campo delle competenze base, intese come competenze per vivere.
In concomitanza col recente Consiglio Europeo dello scorso 23 marzo, si è svolta a Bruxelles l’Assemblea Generale dell’Eucis, che ha rappresentato per Auser un’importante occasione di confronto con altre associazioni diversamente impegnate nel mondo dell’Educazione.
Ospitati nella cornice d’eccezione del Comitato Economico e Sociale Europeo (Cese), la cui attuale sede ospitava fino a pochi anni fa lo stesso Parlamento Europeo, a fare gli onori di casa vi era il Vicepresidente del Comitato, Roger Briesch, insieme al Presidente della piattaforma Eucis, Jean-Marc Roirant. Ospite d’onore dell’incontro è stata la dottoressa Odile Quintin, ‘numero uno’ della Direzione Generale Educazione e Cultura presso la Commissione Europea, che è intervenuta facendo il punto della situazione sul dibattito attualmente in corso al livello internazionale sull’Educazione Permanente, sulle sue prospettive e criticità.
Per ragioni di spazio, il presente contributo parte dalla ‘cronaca’ di quest’incontro, riservandosi al tempo stesso la possibilità di sviluppare nei prossimi numeri della Newsletter EDA, una riflessione più ampia il cui spunto sarà quanto state per leggere.
“L’Educazione Permanente rappresenta senza dubbio il cuore della strategia di Lisbona – ha esordito la Quintin – e perciò è al centro dell’attenzione dei principali organi dell’UE e degli Stati aderenti all’Unione. Alcune importanti tappe come il Memorandum (2001), il Consiglio di Barcellona (2002), il processo di Bologna (1999), quello di Copenhagen (2002), l’attuale piano di lavoro nel campo dell’Informazione e Tecnologia scadenzato fino al 2010 e il costituendo piano per l’Educazione e la Formazione per il quinquennio 2007-2013 rappresentano lo sforzo di tutti per realizzare gli obiettivi di competitività europea prefissati e tradurre posizioni politiche in lavoro concreto. La chiave di questi processi è che essi aiutano a sviluppare strumenti ed elaborare principii al livello comunitario con l’obiettivo di incidere operativamente nella formulazione dei processi di riforme nazionali. A questo fine è attualmente in fase di elaborazione un documento contenente l’indicazione e l’approfondimento di otto competenze chiave per l’Educazione Permanente: riteniamo che questa innovazione possa dare un contributo notevole agli attuali programmi di riforme nazionali.
Considerazioni analoghe possono essere fatte in merito all’ampia consultazione che si costituirà nel 2006 intorno all’EQF (European Qualification Framework): il Quadro Europeo delle Qualifiche necessario a facilitare la mobilità e rendere più efficiente il mercato del lavoro.
Nonostante questi passi in avanti, la diversa concretezza e tangibilità insite in altri tipi di investimenti (penso a quelli infrastrutturali, alla cura dei beni materiali…) rendono necessaria un’attenzione particolare da parte dei soggetti che hanno a cuore il tema dell’Educazione, al fine di giustificare un’allocazione dei finanziamenti provenienti dal Fondo Europeo che resti equilibrata, tenendo nel debito conto le diverse esigenze alle quali dover far fronte.
In questo senso – ha proseguito la Quintin – è essenziale il coinvolgimento di tutti gli attori, come le vostre associazioni: incontri come quello odierno, occasioni di confronto e di scambio di esperienze, sono per l’UE un prezioso strumento di lavoro.
Vogliamo che il Consiglio Europeo sia più ricettivo che mai alle idee nuove e ai suggerimenti innovativi per migliorare i programmi e le pratiche. I recenti episodi in Francia ci insegnano quanto importante e difficile sia alimentare il dialogo democratico fra tutte le componenti della società civile e istituzionale, se si vuole realmente aspirare a un progetto-Europa.”
La dottoressa Quintin non si è peraltro sottratta a una serie di domande e osservazioni, alcune delle quali molto incisive, a partire dai timori (facilmente pronosticabili) circa i previsti tagli di bilancio che si ripercuoteranno negativamente su alcuni dei principali progetti internazionali, come Erasmus e Leonardo, così come sul destino di molte altre iniziative minori in campo educativo.
La responsabilità di queste decisioni è da divedersi, in realtà, fra i tre principali enti europei: il Parlamento, il Consiglio e la Commissione. “…E aldilà della manifesta attenzione e buona disposizione verso il campo dell’Educazione Permanente, non c’è molto che il Consiglio appena riunitosi possa fare per cambiare questa situazione (condivisa, è bene ricordarlo, anche da altre aree diversamente legate alla tematica sociale in senso lato. ndr). Le previsioni circa i tagli – ha continuato la Quintin – sono frutto di stime e calcoli matematici sviluppati sulla base delle decisioni assunte dal Consiglio Europeo. Per loro natura si offrono spesso, quindi, ad interpretazioni: sia in senso ottimistico che, a volte, in toni più pessimistici”. Un senso di dejavù… “È comunque da accogliere positivamente il prossimo impegno del Consiglio e della Commissione per l’istituzione di un nuovo Istituto Europeo del Tecnologia che possa fungere da volano per il rilancio europeo in campo scientifico, offrendo al tempo stesso un raccordo tra il mondo accademico e quello aziendale. Il nascente Istituto sarà frutto di una discussione in seno alla Commissione Europea persino impensabile solo pochi anni fa”.
Una questione rimasta in qualche maniera ‘aperta’ è stata sollevata dalla considerazione di un membro della piattaforma circa l’importanza del contributo dato dal dialogo fra i vari attori che concorrono alla definizione dei programmi nel campo dell’Educazione Permanente. Nel dettaglio, ci si è chiesto di quali indicatori dispone il mondo associazionistico per giudicare l’efficacia del proprio contributo a questo dialogo multidirezionale; in altre parole: è possibile misurare l’apporto dato?
La sensazione è che, aldilà dell’annosa questione della misurabilità tanto dei fenomeni quanto dei risultati ottenuti nel campo genericamente definito ‘sociale’, l’aspetto della valutazione del proprio operato da parte di enti la cui missione è inserirsi proprio all’interno di tali fenomeni, e dall’interno riuscire ad avvicinare la sfera sociale a quella politico/istituzionale, può far emergere una discussione che supera la mera contesa accademica, per arrivare a incidere direttamente nelle scelte politiche e gestionali di tali enti.
È evidente che l’eterogeneità dei soggetti coinvolti (anche prendendo in considerazione il solo universo associazionistico) impone numerosi distinguo all’interno di un tema così vasto come quello genericamente definito “Educazione”. Queste molteplici sfaccettature ci portano, in conclusione del presente contributo, a una considerazione volutamente sollevata nel contesto assembleare dell’Eucis. Nel dibattito internazionale, così come nelle politiche nazionali, il tema dell’Educazione è trattato in stretto rapporto con quello dell’accesso al mercato del lavoro e in ultima battuta con la competitività economica. Questo accostamento proviene dalla constatazione dell’Educazione come efficace strumento di qualificazione individuale sul piano del mercato del lavoro. L’esasperazione di tale accostamento, però, sembra condurre la società odierna a una revisione del concetto stesso di Educazione e Apprendimento, sulla base di quelli di competitività, efficacia, produttività. In questo contesto la dimensione formale e, solo in parte, non-formale dell’Apprendimento sembra esaurire lo spazio di significato del termine Educazione. Come si pongono in relazione con questa apparente contraddizione le associazioni, come Auser, la cui attività valorizza una visione dell’Educazione come veicolo di cittadinanza, collegata a una visione positiva della Persona, considerata nella sua interezza, con la sua storia e partecipe della vita sociale?


