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I musei del lavoro e dell’emigrazione
a cura di Clizia Savarese.
Ellis Island
Ellis Island è un isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia naturale in cui è situato il porto di New York, proprio di fronte a Manhattan.
Ellis Island (chiamata in origine Gibbet Island dagli inglesi che la usavano per confinarvi i pirati sorpresi “con le mani nel sacco” e utilizzata poi come impianto di fortificazione e deposito di munizioni) divenne famosa dal 1894 in quanto stazione di smistamento per gli immigranti. Quando l’America superò un periodo di depressione economica e cominciò a imporsi come potenza mondiale, in tutta Europa si diffusero le voci sulle opportunità offerte dal Nuovo Mondo e migliaia di persone decisero di lasciare la loro patria.
L’isola fu adibita a questa nuova funzione in quanto il governo federale dovette assumere il controllo del massiccio afflusso di immigrati provenienti essenzialmente dall’Europa meridionale e orientale.

Dall'isola passarono, tra il 1892 e il 1954 , oltre 12 milioni di persone, pari a circa il 70 per cento dell'intero flusso immigratorio indirizzato negli Stati Uniti nel corso di quest'arco temporale, tant'è che oggi le origini di oltre 100 milioni di americani (ovvero del 40 per cento dell'attuale popolazione statunitense) risalgono a un individuo che attraversò la sua grande e rumorosa Registry Room, facendo di Ellis Island uno dei luoghi di frontiera più famosi del mondo.
Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute.
Dopo questa prima ispezione, gli immigrati procedevano verso la parte centrale della Sala di Registrazione dove gli ispettori interrogavano gli immigranti a uno ad uno. A ogni immigrante occorreva perlomeno un’intera giornata per passare l’intero processo di ispezione a Ellis Island.
Per la maggior parte le persone arrivavano affamate, sporche e senza una lira, non conoscevano una parola di inglese e si sentivano estremamente in soggezione per la metropoli ammiccante sull’altra riva.
Veniva anche effettuato un esame legale, che controllava la nazionalità e, cosa molto importante, l’affiliazione politica.
Quando gli Stati Uniti entrarono nella prima guerra mondiale nel 1917, i sentimenti anti-immigrazione e le ostilità isolazioniste erano all’apice. Il Klu-Klux-Klan, costituito nel 1915, rifletteva le opinioni di coloro che disprezzavano gli immigrati non inglesi considerandoli di “razza inferiore”.
Mentre gli immigrati dovevano affrontare ostilità di ogni tipo, il ruolo di Ellis Island cambiava rapidamente da centro di smistamento per gli immigrati a centro di detenzione.
Dopo il 1917 l’isola divenne principalmente campo di raccolta e di smistamento per deportati e perseguitati politici. L’immigrazione diminuì sensibilmente all’inizio della prima guerra mondiale e i decreti sull’immigrazione del 1921 e del 1924 di fatto posero fine alla politica di “porte aperte” degli Stati Oggi Ellis Island.

Il complesso di edifici a Ellis Island è imponente. Il primo edificio fu distrutto da un incendio nel 1897, quello che attualmente è destinato a museo fu costruito nel 1903 e negli anni successivi ne furono edificati molti altri, su interramenti che furono aggiunti all’isola per adeguare gli spazi disponibili al sempre crescente numero di persone che dovevano transitare di lì. Gli edifici, poi, furono abbandonati fino alla metà degli anni Ottanta, quando l’edificio principale a quattro torrette fu completamente ristrutturato con ampi lavori di restauro e riaperto nel 1990 come Museo dell’Immigrazione. E’ un museo che ricrea con forza espressiva l’atmosfera del luogo con film e mostre fotografiche che celebrano l’America come nazione di immigrati.
Al primo piano, sul retro, c’è la mostra "La popolazione d’America", che narra quattro secoli di immigrazione americana, offrendo un ritratto statistico di coloro che arrivavano: chi erano, da dove venivano, perché venivano.
I.’enorme Registry Room (Sala di Registrazione), al secondo piano, teatro di tanta trepidazione, e, qualche volta, di disperazione, e stata lasciata vuota, a parte un paio di banchi degli ispettori e di bandiere americane.

Nelle altre sale le esperienze di vita vissuta sono ricostruite mediante fotografie, testi esplicativi, piccoli oggetti domestici, oggetti d'uso utilizzati per il lungo viaggio (valigie, ceste, sacchi, fagotti...) e le stesse voci registrate dei protagonisti. Vi sono descrizioni dell'arrivo e dei successivi colloqui, esempi delle domande poste e degli esami medici effettuati.
In seguito, grazie all'opera di molti volontari, l'archivio del museo è stato messo online, a disposizione dei navigatori.
Sebbene solo virtualmente, si può accedere, come in quei anni, all'America attraverso la porta di Ellis Island tramite il sito: http://www.ellisislandrecords.com
Museo dell’Industria e del lavoro
e parco archeologico industriale nell’area ex Breda a Sesto San Giovanni
in Largo Lamarmora, 17 20099 Sesto San Giovanni. MILANO.
Tel: 02-26261424 mail:museo.lavoro@tiscalinet.it

L'idea di un Museo dell'Industria e del Lavoro è nata quando ancora le grandi fabbriche lavoravano e producevano.
L’obiettivo è di documentare e testimoniare il percorso di una comunità che da borgo agricolo si è trasformata in "città delle fabbriche".

Dalla città si passa alla fabbrica. Sono rievocati i grandi spazi, l'organizzazione degli ambienti di lavoro ma anche la presenza dell'uomo e del suo agire nella grande fabbrica. Tutto questo attraverso scenografie rievocative, iconografie e fondali con immagini d'epoca.
Il Museo quindi sarà qualcosa di più di una semplice esposizione di macchine e manufatti industriali. Non un luogo dove si celebra il ricordo ma in cui si produce memoria. L’intento è di riproporre i grandi impianti e i luoghi del lavoro così com'erano, bensì evocare quegli stessi scenari e proporre una lettura critica della realtà legata al lavoro e alla vita quotidiana intorno alle grandi fabbriche.
E’ un museo diffuso, che ha diverse articolazioni sul territorio. Oltre alla sede espositiva centrale sull'area dove sorgeva l'acciaieria della Breda, ci sono altri luoghi (le cosidette antenne) con esposizioni su singoli temi e una serie di itinerari nella città. Alla dimensione territoriale si aggiunge la presenza del museo nella rete di internet attraverso il Sistema Informativo Multimediale (S.I.M.) , che porterà nel mondo le vicende e la memoria del Novecento di Sesto San Giovanni che è stato uno dei luoghi più importanti della nostra storia industriale. Per la sede centrale del museo, che ospita la collezione principale, è stato scelto l'edificio dei magazzini generali della ex Breda Siderurgica nell'area compresa tra via Carducci e viale Sarca.
L'esposizione presenta le macchine, gli oggetti del lavoro quotidiano, i manufatti e i prodotti, risultato della collaborazione di operai, tecnici e progettisti.
Il percorso espositivo è articolato in sei grandi temi come: la vita di fabbrica e il "saper
fare" manuale.
La comunità di fabbrica aveva tempi indipendenti da quelli della natura, sue gerarchie, suoi linguaggi e comportamenti; vi nascevano progetti comuni e grandi sforzi collettivi, ma anche conflitti che hanno influenzato molto tutta la società.
Nell'esposizione troviamo oggetti che richiamano sia la vita di lavoro sia l'impegno politico e sindacale in fabbrica. Vediamo gli orologi per la timbratura dei cartellini, i fischietti e i campanacci usati durante le manifestazioni, i segnali antinfortunistici, gli abiti da lavoro, i regolamenti di fabbrica, e altro ancora. Il "saper fare" manuale è simbolizzato dal banco dell'operaio specializzato, con la sua grande varietà di strumenti. In questo modo si vuole far conoscere la componente di abilità personale insita anche in ogni processo produttivo di massa, che da sempre è stata il fondamento dell'orgoglio individuale dei lavoratori e elemento di unione profonda tra tecnici e operai.
Museo permanente della Storia dell'emigrazione italiana
Lo scorso novembre è stato inaugurato, a Lucca, il Museo permanente della Storia dell'emigrazione italiana. Uno spazio espositivo della Fondazione Paolo Cresci con l'obiettivo di rendere visibili i documenti e le fotografie più significative dell'Archivio Cresci e di offrire al visitatore la possibilità di ripercorre l'esperienza migratoria, le sue tappe e vicissitudini. 
La Fondazione Paolo Cresci per la storia dell'emigrazione italiana nasce nel 2002 per volontà dell'amministrazione provinciale di Lucca, per valorizzare l'Archivio di Paolo Cresci, il ricercatore fiorentino che in tanti anni di lavoro appassionato aveva riunito la più importante raccolta di documenti relativi all'emigrazione italiana, ricca di migliaia di lettere, fotografie, passaporti, documenti di archivi pubblici e privati, libri, riviste e vario materiale riguardanti il fenomeno.
Scopo prioritario della Fondazione è di arricchire l'Archivio, valorizzarlo e farlo conoscere in Italia e all'estero.
L’Archivio Paolo Cresci è situato nelle stanze adiacenti la Cappellina di S. Maria della Rotonda (sede della mostra permanente sull’emigrazione), all’interno di Palazzo Ducale, Piazza Napoleone, sede dell’Amministrazione Provinciale.
Il percorso didattico si articola in sei pannelli tematici, legati da un filo conduttore, corredati da fotografie e testi. Ogni pannello è affiancato da altrettante bacheche contenenti documenti ed oggetti originali appartenuti agli emigranti. Un ruolo determinante hanno i filmati storici con interviste a emigranti realizzate dalla Fondazione e alcuni filmati conservati negli archivi delle Teche Rai allestiti nello spazio multimediale.
La navigazione a vapore, e la conseguente diminuzione del costo del viaggio, facilitò, negli ultimi decenni dell’Ottocento, un esodo di proporzioni bibliche dall’Italia per non contare poi l’altro fattore di incitamento nel miraggio che specialmente i governi argentino e brasiliano alimentavano in tutto il paese attraverso i loro agenti d’immigrazione.
Ancora agli inizi del Novecento, il viaggio per le Americhe poteva durare anche un mese e si compiva in condizioni oggi difficilmente immaginabili: affollamento con conseguente riduzione al minimo degli spazi vitali, promiscuità, cibo non abbondante e di scarsa qualità.
Chi partiva raramente era solo. Una “catena” di altri emigrati lo assisteva e proteggeva sin da quando cominciava a programmare il viaggio e, all’arrivo, lo accoglieva per facilitargli in ogni modo l’inserimento. Nella nuova realtà egli si integrava in un gruppo che riproduceva sostanzialmente i valori e i codici comportamentali di quello d’origine. 
Nascevano così i quartieri italiani nelle grandi città americane.
Gli emigrati italiani hanno lasciato un’impronta significativa in ogni mestiere e professione; hanno portato ovunque le proprie conoscenze tecnologiche, la forza delle loro braccia e la vivacità dell’intelligenza, incidendo così sullo sviluppo economico dei paesi di accoglienza.

Archivio Paolo Cresci
Lunedì, Martedì, Venerdì
9 - 13 / 14 - 16
Tel. 0583 – 417483
archiviocresci@provincia.lucca.it
CORTILE CARRARA - 55100 LUCCA
ORARI:
Percorso museale di Palazzo Ducale
10 – 16 (su prenotazione)
Tel. 0583 - 4171 Centralino
PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
Ufficio Relazioni con il Pubblico
Tel. 0583 - 417486.7.8
urp@provincia.lucca.it


