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La riflessione di uno dei protagonisti - da dietro le quinte - della Festa
Tra bilanci e progetti.
Sono passati quasi due mesi dallo svolgimento della Seconda Festa Nazionale della Città che apprende, svoltasi in Emilia Romagna nel mese di settembre. Ancora non si è spenta l’eco delle sue 4 giornate di convegni e rassegne di esperienze delle università popolari di Auser sui temi della Liberazione, nel suo 60° Anniversario, e dell’attualità della Carta Costituzionale, al centro del dibattito politico nazionale proprio in queste settimane.
Oggi si vanno completando i bilanci, sia a livello centrale che locale, sulla complessiva riuscita della Festa, le modalità attraverso le quali si è sviluppata, i punti di forza e gli elementi critici. E contestualmente sta già prendendo corpo il progetto per la sua prossima edizione. Ciò a testimonianza della graduale evoluzione della Festa da singolo evento/vetrina delle attività EDA, sperimentato la prima volta a Roma nell’aprile 2004, ad elemento ormai costitutivo dell’identità stessa di Auser, o almeno della sua area dell’Educazione degli Adulti (ma con significative ed evidenti ‘contaminazioni’ anche in altre aree tematiche, come quella del Turismo o della Solidarietà Internazionale).
Il tutto appare ormai, all’interno della vita associativa di Auser, come un processo quasi ‘naturale’, il che rappresenta già un grosso obiettivo centrato dai promotori della Festa.
Se non fosse che, di ‘naturale’ (o, se vogliamo, di ‘scontato’) c’è poco o nulla nell’organizzazione di un evento di tale portata.
Proviamo a vedere perché.
Innanzi tutto giova ricordare come l’evento di 4 giorni in terra emiliana rappresenti in realtà il punto di arrivo di una precisa proposta culturale promossa a livello nazionale da Auser quasi un anno prima. Una proposta che partiva da una lettura attenta di quello che stava accadendo in Italia sul palcoscenico politico-istituzionale, con gli attacchi ad alcuni punti cardini della Carta Costituzionale, e la contemporanea difficoltà da parte di gran parte della società (e soprattutto delle sue componenti più giovani) a prendere posizione in una discussione di cui fondamentalmente si ignoravano i termini, nel senso che non si conosceva letteralmente il testo costituzionale, la sua storia e quella dei suoi autori. Da lì, valorizzando la ricorrenza del 60° della Liberazione, la proposta di avviare una serie di iniziative culturali che portassero questi elementi al centro dell’attenzione.
Una proposta che è stata raccolta e fatta propria da moltissime strutture Auser in tutta Italia. L’espressione ‘fatta propria’ ha qui due distinte, ed ugualmente importanti, valenze.
In primo luogo, infatti, è emerso come molti, ancor prima di un ‘giro d’opinioni’ a livello nazionale, avessero già autonomamente avvertito l’esigenza di attivarsi su questi stessi temi: il che non è poco, in quanto evidenzia una notevole sintonia d’intenti e sensibilità, pur tra realtà sociali e geografiche talmente distinte che, in alcuni casi, uno dei pochi denominatori comuni era proprio l’esser parte di Auser.
La seconda valenza (non esclusiva della prima) che qui diamo all’espressione ‘fatta propria’ vuole evidenziare come molti circoli e università popolari, rispondendo all’appello partito a livello nazionale, hanno deciso di farsi carico in prima persona di un importante investimento sia di risorse economiche che di impegno di volontari. È stata una scelta: ci sembra non superfluo sottolinearlo, quando si da per scontata l’evoluzione di un progetto associativo, come ‘naturale’.
Un altro aspetto che non vorremmo perdere, stretti fra la morsa ‘efficientista’ di bilanci da chiudere e nuovi progetti da approvare e pianificare, riguarda i processi che hanno reso possibili i ‘prodotti’ (passateci il termine) eccellenti esibiti a Bologna come gli spettacoli teatrali, le mostre, i libri e tanto altro ancora di cui leggevate il mese scorso su queste stesse pagine.
Attenzione: i processi, non i risultati (pur di qualità stupefacente).
Proviamo con un esempio.
Auser Sicilia ha in quei giorni presentato il cortometraggio “Non si parte, non si parte!”, dedicato ad una pagina inedita sulla storia della Resistenza italiana e sul ruolo del sud nel processo di liberazione. Il video è stato realizzato da un gruppo di giovani di Vittoria (RG) impegnati presso Auser Officina Memorie e raccoglie testimonianze di protagonisti della vicenda – con sottotitoli in italiano – ed immagini dello sbarco degli alleati in Sicilia, raccolte presso alcune famiglie e presso l’Archivio di Stato di Ragusa. Da una conversazione informale con uno dei suoi autori, Giuseppe Scifo, colpisce il modo con cui sono stati avvicinati alcuni dei protagonisti del video: gli anziani testimoni raggiunti nelle loro abitazioni per essere ripresi dalle telecamere della troupe. Il loro imbarazzo iniziale di un primo ‘contatto ravvicinato’ con un tipo di tecnologia finora sconosciuto. La curiosità risvegliata per capire “dov’era il trucco” nel rivedere se stessi, dopo l’opportuno lavoro di ‘editing video’ (taglia e cuci), sembrare dialogare, rispondere, portare avanti una conversazione con un altro signore (anche lui precedentemente intervistato) che risiedeva in un'altra casa, in un altro edificio, al limite in un altro paese, che non si era mai incontrato! E anche la voglia dei ragazzi di riuscire a comunicare loro quello che sapevano fare, a “svelare il trucco”, con la difficoltà di avere degli interlocutori che ignorassero l’uso del personal computer, e che anche del cellulare avevano solo sentito parlare…
Non solo. Gli intervistati, in alcuni casi, si erano (ed erano stati) fino a quel momento gradualmente allontanati dalla vita sociale della comunità dove risiedevano. Non è una novità: capita così a moltissimi anziani in città e paesi anche molto diversi fra loro (il fenomeno della lacerazione dei legami sociali è ormai noto). Ebbene, alcuni di questi, dopo la conoscenza di quei ragazzi che ‘volevano sentire le loro storie’, avevano trovato la voglia di tornare a uscire di casa, di interessarsi anche solo un poco di ciò che avveniva nel loro circondario, di tornare a sentirsi parte di esso…
Ecco, questo è solo un esempio. E per di più frustrato dalla difficoltà (intrinseca di ogni mediazione) di riuscire a trasmettere un po’ di quel genuino entusiasmo che traspariva dai toni del racconto ascoltato direttamente dalle parole del protagonista di questa esperienza siciliana. È solo un esempio, dicevamo, di quanto importanti siano i processi e le dinamiche dietro a ciascuno dei pregevoli lavori portati sul palcoscenico della Festa.
Dinamiche fatte in primo luogo di relazioni: questo è il reale ‘punto di caduta’ di questo contributo. Relazioni fra gli ideatori di questi lavori ed i loro protagonisti; relazioni fra volontari di Auser e professionisti che hanno a loro volta messo i ‘panni dei volontari’ per aiutarli nelle realizzazioni; relazioni fra soggetti diversi per età, genere, ruolo ed interessi all’interno di una stessa comunità; relazioni fra persone che non si conoscevano e che adesso condividono una stessa esperienza.
Nelle prime righe della Carta Auser dei Valori Associativi si legge L’Auser è una “associazione di progetto” tesa alla valorizzazione delle persone e delle loro relazioni.
Pietro Ingrao alla chiusura dell’intervista, concessaci pochi mesi fa e contenuta nel video “Né sudditi né clienti: Cittadini” (ne leggete nell’Editoriale del Numero 10, Giugno 2005, di questa stessa Newsletter), consiglia: Non chiudersi in sé e in una stanza… Stare nella società… Impicciarsi, di quello che succede nel mondo.
L’Educazione (degli Adulti, e non solo) appare come uno strumento importantissimo sotto tutti questi profili; e anche una ‘corsia preferenziale’ per raggiungere, almeno in alcune esperienze, quell’identità di Associazione a livello nazionale che a volte vediamo come un traguardo ancora lontano, col rischio di sottovalutare quei momenti e le condizioni che lo concretizzano già ora.
Torniamo così alla questione iniziale: è davvero così ‘scontato’ tutto ciò che in Italia fanno ogni anno le università popolari? È ‘scontato’ che una volta all’anno esperienze culturali provenienti da tutta Italia si diano appuntamento per esibirsi e, magari, curiosare un po’ in quello che hanno fatto gli altri? E un progetto nazionale associativo e culturale come Auser, una volta avviato è fatto solo di bilanci e altri progetti?
Ci piace pensare che, soprattutto in questo momento, in cui si stanno gettando le basi per le molte iniziative del prossimo anno, gli autori/attori di queste belle esperienze si diano lo spazio e il tempo necessari per non dar per scontate le risposte a tutte queste domande. E che ciò possa esser loro di ispirazione per proseguire nelle loro attività.
Fabrizio Maddalena


