In libreria
Come Tomà.Diario di viaggio nell'eta' d'argento
di Mauro Portello
Basta mettere insieme i titoli dei libri generalisti usciti in Italia dal 1971 ad oggi per rendersi conto di quanto abbia fatto e stia facendo la società italiana, cioè la più vecchia del mondo, per se stessa. Ebbene, questi titoli attualmente (novembre 2005) non superano, largheggiando, i trenta (30) titoli. Se poi consideriamo che una decina sono d’autori stranieri, il panorama è ancora più desolante. C’è persino il caso di una nota grande casa editrice che ha riproposto lo stesso libro a quattro anni di distanza dalla prima edizione limitandosi a rinnovare il titolo! Dunque stiamo parlando di meno di un libro all’anno. A fronte di circa centocinquanta novità librarie giornaliere (il dato è per difetto), cosa dobbiamo pensare? Dire che c’è un ritardo, un vuoto, è un puro pericoloso eufemismo. L’unico dato oggettivo su cui accettare una seria discussione a me sembra quello dell’urgenza: noi non dovremmo perdere un solo minuto a fare le pulci agli studiosi inadempienti, ai sociologi miopi, ecc., noi dovremmo solo provvedere.
Questo è stato lo stimolo di partenza su cui è nato Come Tomà, il tentativo di mettere insieme un “minimo indispensabile” per divulgare la “nuova civiltà della vecchiaia”, portare la riflessione sul piano attivo, della pratica della vecchiaia. Tomà affronta la sua vecchiaia cercando di analizzarla prima su un piano teorico, leggendo i libri che trova in circolazione e riflettendo su di essi non da studioso specialista, ma “da vecchio”, dalla visuale concreta della sua personale vecchiaia, di fronte alla quale anche splendide e nobili teorie possono pure essere demolite. Lui lo fa, lo può fare nel suo diario quotidiano, nello spazio privato che lo occupa sempre più, fino al resoconto, nella Seconda parte, dei suoi incontri con una piccola, ma significativa, serie di vecchi che lui ha modo di incontrare per le strane circostanze che la vita gli riserva. E’ un vero e proprio Diario di viaggio nell’età d’argento, come dice il sottotitolo.
A volte la realtà la si racconta meglio attraverso la finzione, e Tomà è una storia immaginaria, ma proprio per questo diventa un veicolo, uno strumento conoscitivo, che può favorire e propiziare la percezione dei fenomeni affrontati.
Non c’è la malattia in Come Tomà, perché è tempo di smetterla di sanitarizzare la vecchiaia, la salute è una dimensione fondamentale, ma specifica, e fortunatamente NON è il problema principale della maggior parte dei quattordici milioni di over 65 italiani! E’ la vita piena che interessa Tomà, e quando la salute farà i suoi giochi più o meno sporchi, ci penserà. Ma qui e ora Tomà è molto più impegnato ad avere cura di sé che a “curarsi”.
Divulgare la cultura dei nuovi vecchi rimane l’obiettivo sostanziale per dare risposta all’urgenza sociale su cui l’Italia deve ancora misurarsi appieno, mi auguro che il vecchio-piccolo Tomà possa diventare un sassolino nello stagno.
Un piccola nota di merito all’editore Zona che dimostra che anche l’editoria potrebbe a sua volta avere un ruolo decisivo prendendo in mano, per così dire, il tema.


