Anno III - n.4 - dicembre 2005

Iniziati gli anni formativi delle Università Popolari Auser

Dal Quaderno n. 4 anno accademico 2005/2006 delle universita' popolari Auser Veneto

Da "Poesia in forma di rosa" (1964)

…Nulla è più terribile
della diversità. Esposta in ogni momento
-gridata senza fine-eccezione

incessante-follia sfrenata
come un incendio-contraddizione
da cui ogni giustizia è sconsacrata…

                                   Pier Paolo Pasolini (1922-1975)

 

Perché il Quaderno

È una domanda alla quale è facile rispondere: offrire a tutti gli operatori, un quadro delle svariate iniziative che sono realizzate nei territori, può rappresentare un laboratorio d’idee e di spunti cui si può attingere nella predisposizione dei programmi futuri.
Il nostro, quello delle università Auser, è un modello culturale che si rivolge a tutte le persone che pensano che non si finisce mai di imparare, ma anche a coloro che non hanno potuto o non possono frequentare gli spazi formativi tradizionali.
Ci motiva la voglia di migliorare continuamente le nostre offerte, in particolare per quelle università consolidate e di qualità, ma anche per aiutare a crescere le tante nuove esperienze che si stanno creando nel territorio.
Già da alcuni anni andiamo proponendo dei temi d’attualità pensando di aiutare a caratterizzare il nostro lavoro.
Negli anni scorsi avevamo indicato: La Memoria, Chi è Straniero, Il sessantesimo della Liberazione, la Resistenza e la Costituzione.
Per l'anno prossimo indichiamo due proposte:
1) Il centenario della CGIL
2) Diritto di cittadinanza per le culture degli immigrati.
Il primo, Il centenario della nascita della CGIL avvenuta nel lontano 1906.
L'Auser si propone di ricordare il centenario collaborando alla ricerca di documentazione non solo dell'epoca della nascita ma anche delle fasi successive: la messa al bando del periodo fascista, la rinascita unitaria del dopoguerra, la successiva divisione, la crisi degli anni 50 e 60, il rilancio impetuoso del 68-69.
Anni questi ultimi che hanno attraversato la storie e le esperienze di molti di noi.
Il secondo tema riguarda l'accoglienza degli Italiani verso gli Immigrati.
L'Italia si è trasformata velocemente: dopo oltre un secolo d’emigrazione è diventata negli ultimi anni paese d’immigrazione e l'impatto si è rivelato, almeno per molti di noi, più complicato del previsto.
Allora le nostre sedi della cultura si devono proporre l'obiettivo di approfondire la cause di tutto ciò e analizzare ed individuare gli ostacoli perché solo conoscendo si può sperare in una convivenza civile.
È necessario il rispetto delle culture e delle tradizioni, non è possibile una convivenza basata sulla supremazia di una cultura o di una religione sull'altra, dobbiamo abituarci ad una nazione multiculturale e multireligiosa che preveda e riconosca il diritto di esercitare le rispettive tradizioni.
Tutto ciò, naturalmente e prioritariamente, a condizione che il tutto avvenga nel rispetto delle regole e delle leggi dello Stato Italiano fondato sulla democrazia, sulla parità, e sul rispetto delle persone che lo compongono.
Il rispetto reciproco è il fondamento della convivenza.
L'Auser per essere conseguente con questa impostazione che coincide con la scelta che è stata confermata nell'ultimo congresso, deve mettere in atto tutte le iniziative e le scelte affinchè i Circoli e tutte le Strutture dell'Auser, diventino sempre più "Spazi Aperti"ai problemi dei cittadini, degli anziani e naturalmente anche dei nuovi cittadini che noi chiamiamo emigrati.
                                                              
         Antonio Lago, Presidente dell'Auser Veneto

Il Quaderno 2005/2006

Ogni anno, quando mettiamo a fuoco i nostri programmi e li offriamo ad un confronto/incontro nel Quaderno delle Università Popolari e dei Circoli culturali, ribadiamo a noi stessi ed a quelli che lavorano con noi che non vogliamo rinchiuderci all'interno del nostro orticello, gelosi di ciò che abbiamo prodotto e diffidenti nei confronti degli altri, ma che desideriamo invece aprirci, comunicare, collaborare, condividere e, se ne vale la pena, copiare.
E' con questo spirito che si è proposta anche la giornata di Monte Berico a Vicenza, lo scorso 3 giugno. Questa, è stata una delle nostre occasioni per fare il punto su molte cose: si sono passate infatti comunicazioni importanti per tutti e si è dato vita a tre laboratori dove si sono discussi temi che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di lavoro nei prossimi anni.
Si è parlato d’ambiente e lo si è fatto pensando a Venezia perché nessuna città al mondo merita quanto Venezia di essere salvaguardata, tutelata, protetta.
Si è partiti dal Mose, un progetto per la difesa della città dalle acque alte, progetto che sta per essere realizzato senza che si siano esaminate proposte alternative e di minore impatto.
Si è parlato anche d’informazione, mezzi di comunicazione di massa e libero pensiero.
A nessuno può sfuggire che oggi più che mai il tema della comunicazione è di primaria importanza, perché la concentrazione dei mezzi in mano a pochi crea per il nostro paese il rischio di un deficit di democrazia.
Si è parlato di giovani e d’università popolari riconoscendo come prioritaria la necessità di trovare interlocutori anche tra persone con fasce d’età differenti da quelle consuete per una diffusione più allargata di un patrimonio di saperi a cui devono aggiungersi altre voci.
Tutti argomenti di grossa portata, attorno ai quali molti di noi lavorano seguendo, nella diversità e nella varietà dei percorsi, un filo conduttore unico: il protagonismo di chi si sente cittadino attivo (non ci stancheremo mai di ripeterlo), di chi non vuole delegare ad altri un impegno che è di ciascuno, ma che ciascuno vuole condividere con altri: tanti singoli individui pensanti per dare vita a tanti gruppi che funzionano e operano nel territorio.
Siamo riusciti ad avvicinarci a questo obiettivo? La risposta viene dalle testimonianze contenute in questo Quaderno, dal lavoro che è stato fatto attorno al sessantesimo dalla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, dalla iniziativa nazionale La città che apprende, dalla nostra partecipazione e dalla volontà di esserci in circostanze in cui esserci significa esercitare un diritto democratico, approfittare delle opportunità di confronto, raccogliere spinte e suggestioni per migliorare. E se qualcuno volesse obiettare che questo è far politica, noi pensiamo che sia proprio vero e la cosa non ci dispiace affatto. Anzi.  Non abbiamo nessuno da convincere o da indottrinare, vogliamo piuttosto favorire le occasioni che danno protagonismo alle persone, accettiamo e accogliamo tutte le opinioni a patto che nessuna di queste sia verità assoluta, ma che tutte possano essere discusse, confrontate ed, eventualmente, modificate.
Abbiamo anche delle discriminanti però ed a questo proposito giova ricordare la nostra carta dei valori nella quale tutti ci riconosciamo associandoci. E ci riconosciamo quindi nei principi d’equità sociale, nel rispetto delle differenze, nella tutela dei diritti, nello sviluppo delle opportunità e dei beni comuni. E' anche opportuno aggiungere che, occupandoci d’educazione degli adulti, ci identifichiamo in tutti i punti della carta dei valori, ma sentiamo più vicini a noi il sesto ed il settimo che ribadiscono la tutela dell'individuo come persona, il servizio alla comunità, la salvaguardia dell'ambiente e dei beni culturali, il rafforzamento delle comunità locali come realtà solidali aperte, plurali e inclusive. E' così che facciamo politica ed è così che il nostro riconoscerci nell'Auser ci caratterizza e ci distingue

       Per il Coordinamento Università Popolari e dei Circoli Culturali
                                               Antonietta Mariotti


 
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