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Una "grande piazza" per le esperienze Auser
A cura di Roberto Mosi
Al centro della Festa vi è stata, a Bologna, come una grande piazza, formata idealmente dai luoghi in cui sono state presentate le diverse esperienze: il Parco della Montagnola, il Teatro Baraccano, il Teatro San Martino, la sala espositiva del Quartiere Savena. Negli spazi di questa piazza ideale è andata in onda per tre giorni, la rassegna delle esperienze culturali e educative, realizzate nelle regioni, nei diversi linguaggi possibili, dalla narrazione scritta e orale, al libro, al video, alla raccolta di foto, alla musica e al canto, al teatro, alla mostra. E’ stato come un Festival ricco di contenuti che in alcuni casi ha visto, è bene notare, una scarsa partecipazione di pubblico. D’altra parte la gran parte di queste manifestazioni è stata documentata con riprese televisive e il materiale registrato (compreso il lavoro di RAI Educational) rappresenta per l’Auser un prezioso patrimonio di conoscenza, sul quale merita soffermarsi più che alla ricerca dei prodotti più belli – anche se alcuni presentano forme straordinarie – alla “scoperta” (ed è questo l’aspetto che più interessa come Auser) dei processi culturali, educativi, di costruzione di relazioni sociali e di solidarietà, che vi sono dietro.
Per fare solo alcuni esempi, dal nord al sud, ripresi dal Festival che è andato in onda in questa “piazza”:
- l’originale Mostra di tempere realizzata dall’Auser Friuli Venezia Giulia, presso il Quartiere Savena, “La guerra di Angiolino”, fatti di Guerra e di Resistenza visti con gli occhi del cantastorie-pittore di San Giorgio di Nogaro Alfonsino Filiputti;
- la “sorprendente” ricerca di testimonianze e di immagini sulla presenza di una comunità di cosacchi (“I cosacchi a Giais”), schierata dalla parte dei nazisti nel corso della Guerra, a cura dell’Auser di Pordenone;
- lo splendido spettacolo teatrale “Abbiamo chiesto in prestito le parole che ci avevano rubato”, realizzato dall’Auser di Botticino, un paese di ottomila abitanti alle porte di Brescia, dedicato al ricordo della strage di Piazza della Loggia, con l’impronta della tragedia greca e la partecipazione – il coro- di un gruppo di ragazzi della scuola media;
- il suggestivo spettacolo “Memoria e speranza” dell’Auser di Bologna, frutto di un impegnativo progetto che parte dal recupero della memoria, coinvolgendo gruppi giovanili studenteschi, centri anziani, università e strutture di quartiere;
- la Mostra fotografica “Apprendere per non dimenticare” sulla Linea Gotica, dalla Futa al Falterona, frutto di una sapiente e minuziosa ricerca condotta per anni dall’Auser di Borgo San Lorenzo;
- l’entusiasmante rappresentazione “Partigiane”, costruita attraverso la memoria delle donne, frutto del lavoro del Laboratorio di recitazione e del Laboratorio tecniche del racconto, realizzata dal Coordinamento Donne dello Spi-Cgil e dalle volontarie di Auser Terni;
- la preziosa raccolta di memorie “Così si viveva la guerra in provincia di Chieti” svolta dal gruppo “Scrittura creativa”, formato da dodici donne, presso l’Università Teatina dell’Auser;
- l’elegante rappresentazione teatrale dell’Auser Campania, frutto di un originale lavoro di ricerca sul mondo della canzone, della cultura e della storia napoletana;
- l’importante pubblicazione “21 settembre 1943. Cronaca di una rivolta” r realizzata dalla Università della terza età di Matera insieme alle istituzioni locali per ricordare la rivolta popolare, per ricordare la rivolta popolare ed il sacrificio dei materani che si opposero all’occupazione nazifascista;
- la presentazione del video “Ieri come oggi, la lotta dei minatori per i diritti”, una straordinaria raccolta di immagini e testimonianze sull’Eccidio del Buggerru del 4 settembre 1904, a cura dell’Auser della Sardegna;
- il video “Non si parte, non si parte !”, dedicato ad una pagina inedita sulla storia della Resistenza italiana e sul ruolo del sud nel processo di liberazione. di giovani impegnati presso liberazione. Il video è stato realizzato, con gran maestria, da un gruppo di giovani di Vittoria impegnati presso Auser Officina Memorie e raccoglie testimonianze di protagonisti della vicenda – con sottotitoli in italiano – ed immagini dello sbarco degli alleati in Sicilia, raccolte presso alcune famiglie e presso l’Archivio di Stato di Ragusa.
Questa rassegna ha permesso di gettare uno sguardo su quella che un tempo si sarebbe chiamata “arte popolare” e che credo possa essere indicata oggi, semplicemente, come una componente viva, autonoma e creativa della cultura d’oggi, che vive nell’ambito dei sistemi di relazioni locali e, allo stesso tempo, sente il bisogno, come tutte le espressioni della cultura, di confronti e scambi più generali. Tutti questi elementi della Festa di Bologna debbono essere, naturalmente, oggetto d’ampia riflessione ed approfondimento, un impegno che del resto è reso possibile dalla documentazione televisiva che è stata raccolta.
D’altra parte in questa “piazza” ideale della Festa, si sono fatti passi in avanti nella costruzione della rete delle università popolari e delle esperienze culturali attive nell’ambito dell’Auser: si sono “scambiate memorie” per riprendere un’espressione delle Città invisibili di Italo Calvino, linee progettuali, si è aperta la via a “gemellaggi” fra associazioni, al “normale” scambio d’informazioni e di indirizzi; da parte di alcuni si è chiesto come si fa a costituire un’università Auser.
Possono essere discussi, forse, più aspetti della II edizione della Festa La città che apprende, resa possibile dallo straordinario impegno dell’Auser della Provincia di Bologna, dell’Auser Regione Emilia Romagna, degli uffici della sede nazionale: l’impianto articolato in un ampio territorio, il tempo esteso della manifestazione, l’eccessivo carico organizzativo che richiede l’evento; e, da un altro punto di vista, il fatto che una parte delle associazioni Auser sente il bisogno di rendersi visibile alla Festa, con la presentazione della propria esperienza, ma poi non sente il bisogno – o pensa che sia complicato - di conoscere il lavoro degli altri, la sua partecipazione sembra avere il carattere, più che dello scambio, della presenza ad un rito associativo. Sono questi aspetti da approfondire e che possono essere verificati – e se del caso, risolti – con i prossimi programmi, nella convinzione che con il progetto La città che apprende Auser persegue obiettivi di lungo respiro, per tessere la trama della cultura e dell’educazione permanente fra e per i diritti di cittadinanza.
Link correlati
a) Premessa
b) La Festa
c) Una “grande piazza” per le esperienze Auser
d) La prospettiva: verso la III Edizione della Festa La città che apprende.

