Anno III - n.2 - settembre 2005

La Città che Apprende. Le tappe del programma

II edizione. Le tappe del programma

Tappe

 


Marzabotto , 21 settembre ore 10.00
Sala del Consiglio comunale
Convegno di apertura

Presentazione del progetto "Ieri è già domani"
I valori, la Resistenza, la Costituzione

Il tema centrale del convegno di apertura è quello della memoria , tema strettamente legato al Parco Storico di Monte Sole. Il Parco sorge sulle colline a sud di Bologna, all'interno dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno, occupa una superficie di 6300 ettari , è stato costituito come Parco storico nel 1989 con una legge regionale che ha attribuito ad esso il compito di conservare la memoria storica della Resistenza e degli eccidi nazifascisti del 1944. Gli itinerari del parco offrono la possibilità di visitare molteplici testimonianze storiche appartenenti ad epoche diverse. L'itinerario più importante, in quanto emblematico degli eventi che hanno portato alla sua istituzione, è il "Memoriale". Esteso su una superficie di 40 ettari , cuore del Parco, coincide con l'area nella quale si verificarono gli episodi più importanti della lotta di liberazione e gli eccidi del 1944. Un luogo altamente significativo è rappresentato dal sacrario ai caduti, inaugurato nel 1961, nel centro dell'abitato di Marzabotto. Il sacrario raccoglie le spoglie dei caduti dei tre comuni. Al termine dell'incontro del 21 settembre sarà deposta una corona presso il Sacrario. Merita ricordare che alla gestione del Parco partecipano i soci dell'Auser.

Con l'incontro di apertura di Marzabotto si intende collegarci al tema dei valori , alla pace in primo luogo. A questo riguardo merita ricordare che nel 1994 è stato approvato col coordinamento della provincia di Bologna, il progetto "Scuola di pace-parco storico di Monte Sole". Il progetto è in sintonia con la legge istitutiva del Parco che si propone il compito di "offrire alle nuove generazioni una vera e propria scuola di pace che sappia indicare le vie per la concordia e lo sviluppo dei popoli". La scuola di pace è articolata in due sezioni: un "Osservatorio permanente sulle cause dei conflitti e sulle condizioni della pace nel mondo contemporaneo" ed un "Laboratorio di educazione e formazione alla pace". Fra le attività della Scuola di pace :a) progetti ed esperienze educative in particolare rivolte ai giovani, che favoriscano il dialogo e il confronto fra soggetti diversi e la prospettiva di una riconciliazione tra chi, nel passato come nel presente, si è trovato e si trova su fronti contrapposti; b) l'attività di studio, analisi e raccolta di documentazione sulle cause dei conflitti e sulle condizioni e le buone pratiche per la pace; c) la gestione di un punto di incontro e confronto per enti, associazioni e individui che si impegnino per la difesa e la promozione della pace e delle ragioni della giustizia.

Il convegno del 21 settembre aprirà anche la riflessione sul rapporto fra la lotta di liberazione e la nascita della Carta Costituzionale . Particolarmente significative saranno la presenza di Teresa Mattei, deputata toscana all'Assemblea Costituente, e la testimonianza del giornalista Enzo Biagi che è originario di questi luoghi e che partecipò alla lotta partigiana sul fronte dell'Appennino.

^ top


Gattatico, Reggio Emilia , 22 settembre ore 9.30
Museo Cervi

"Resistenza e mondo del lavoro"

E' quanto mai emblematico lo svolgimento del convegno presso il Museo Cervi di Gattatico. Il Museo è un'ampia struttura colonica che sorge sui Campi Rossi, un podere di circa 16 ettari collocato nel mezzo della Pianura Padana, a metà fra le città di Parma e Reggio Emilia. E' un museo della Resistenza e della storia del movimento contadino, allestito dove i Cervi arrivarono nel 1934. Nel 1960 Alcide Cervi, padre dei sette fratelli fucilati per rappresaglia all'alba del 28 dicembre 1943, decise di donare al Comune e alla Provincia, la raccolta dei ricordi e delle testimonianze del sacrificio dei suoi figli.

Considerando la storia di questa famiglia vediamo le capacità dei Cervi nell'utilizzare le nuove macchine nella coltivazione della terra, nell'introdurre sistemi razionali di produzione. La famiglia era profondamente antifascista, alla fine degli anni '20 Aldo fu imprigionato nel carcere di Gaeta per tre anni: sono anni formativi nei quali conosce i testi di Gramsci e Marx. Rientrato estende questa esperienza a tutti gli altri fratelli e presto allestisce una biblioteca circolante con i libri che erano proibiti dal regime fascista. Quando le restrizioni alla libertà si fanno più dure, i Cervi iniziano l'azione di opposizione con atti di sabotaggio agli ammassi imposti dal regime, alle linee dell'alta tensione che alimentavano le fabbriche Reggiane dove si producevano le armi belliche. La loro diventa una casa di latitanza, dove si fanno riunioni clandestine e si organizza l'opposizione al regime.

Con il convegno saranno approfonditi i tratti salienti di questa storia e saranno illustrate le azioni di resistenza, che seppe esprimere il mondo delle campagne e delle fabbriche. In particolare la relazione del prof. Luca Baldissara si soffermerà sul ruolo dei lavoratori nella lotta contro il fascismo: dalla presenza all'interno delle fabbriche con la dell'idee antifasciste, alle azioni di protesta contro il carovita e per la pace, alle azioni di sabotaggio del materiale prodotto per la guerra. La relazione rivolgerà poi l'attenzione al ruolo delle operaie e degli operai delle fabbriche Reggiane, Bombardini, Bloch, all'iniziativa di proselitismo per la lotta armata e al supporto logistico prestato. Franco Boiardi svolgerà il tema del rapporto tra Resistenza e mondo delle campagne prendendo come emblematico il ruolo svolto dalla famiglia Cervi nella lotta contro il fascismo e, per altro verso, nell'introduzione della meccanizzazione in agricoltura; spicca la figura di Aldo e la sua attività per diffondere le ragioni della solidarietà internazionale. Il relatore si soffermerà sull'apporto essenziale del mondo contadino alla lotta partigiana, con la fornitura di materie alimentari e con il continuo supporto logistico ai combattenti italiani e stranieri.

Un elemento di fondo del convegno sarà offerto infine dalla riflessione sul modo in cui le attese di riscatto del mondo del lavoro, hanno trovato risposta nel processo di formazione della Costituzione e di affermazione dei diritti dei lavoratori.

^ top


Ravenna , 22 settembre ore 9.30
Teatro Alighieri, via Mariani 2

"Donne e pace - incontro delle donne della Resistenza con le giovani generazioni"

Il convegno, che si svolge in un teatro storico della città, vede la partecipazione di donne che presero parte alla lotta di Resistenza e, alcune di esse, furono rappresentanti elette all'Assemblea Costituente. Nell'incontro sarà posto in risalto il carattere e la qualità diversa della partecipazione delle donne alla Resistenza, attraverso le testimonianze dirette, il riferimento al lavoro dell'attuale storiografia, il recupero delle memorie collettive e individuali. Nella maggior parte le donne scelsero di non impugnare le armi: come staffette le donne facevano il lavoro di comunicazione e di informazione; garantivano una rete fittissima di collegamenti senza la quale l'organizzazione non avrebbe potuto funzionare. Portavano e distribuivano oltre ai viveri e agli indumenti per i partigiani, il materiale di propaganda clandestino. Trasportavano armi e munizioni, organizzavano il soccorso e il servizio di assistenza ai feriti nelle case e negli ospedali. Facevano manifestazioni - anche esclusivamente femminili - contro il caro vita, assalti ai magazzini dei viveri, cercando di svolgere delle azioni che fossero in favore delle famiglie più bisognose.

Sul recupero di queste narrazioni hanno lavorato gruppi di donne che fanno parte dell'Auser e le loro esperienze saranno illustrate nel corso del convegno di Ravenna. Con il racconto delle atrocità della guerra e dei sacrifici per la riconquista della libertà, si dipana anche la storia vissuta dalle donne per affermare e spiegare la rete delle ragioni della pace e dei diritti, da quelli politici a quelli civili e sociali. Su questo piano è possibile considerare l'incontro con le nuove generazioni femminili, le loro attese, l'impegno di oggi e di domani per la solidarietà e per l'affermazione di "vecchi" e "nuovi diritti".

^ top


Carpi, Modena, 23 settembre

Baracca Campo di Fossoli

Resistenza e Resistenze. Pace, solidarietà e diritto all'autodeterminazione dei popoli

E' opportuno ricordare che nel 1996 è stata costituita la Fondazione ex Campo di Fossoli, che ha come compito il recupero e la valorizzazione della memoria storico dell'ex campo di concentramento, nonché di promuovere attività rivolte prevalentemente ai giovani sui temi dell'educazione alla pace,ai diritti umani ed all'interculturalità. Il campo di Fossoli fu istituito nel maggio 1942 come campo per prigionieri di guerra inglesi. Dopo l'8 settembre divenne un centro di raccolta provinciale per ebrei. Dall'8 febbraio del 1944 è gestito direttamente da parte delle SS: Fossoli diventa campo poliziesco e di transito per i prigionieri politici e razziali destinati ai Lager del nord Europa: dalla stazione di Carpi partono, in sette mesi di attività, 8 convogli ferroviari, 5 dei quali destinati ad Auschwitz; sono circa 5.000 i deportati che passano dal Campo, di cui la metà ebrei. Sul primo treno diretto ad Auschwitz, viaggiò Primo Levi.

^ top



Piacenza , venerdì 23 settembre ore 9.30

Palazzo Farnese, piazza Cittadella 29
"La Resistenza - Incontro con i giovani e la scuola"

L'incontro si svolge nella prestigiosa Cappella Ducale di Palazzo Farnese, edificata nel 1598 ed oggi utilizzata come centro per manifestazioni culturali. Il Palazzo che non dista molto dalla stazione, è un edificio storico di notevole rilievo: è una grande struttura a forma di quadrilatero in laterizi, con torrioni angolari, due ordini di bifore gotiche e merlature. Fu fatto erigere da Galeazzo Visconti nel 1360; il lato nord fu gravemente danneggiato nel 1525 nel corso della battaglia di Pavia. È da ricordare che nel 1545 il papa Paolo III Farnese, crea il figlio Pier Luigi duca di Parma e Piacenza, che sceglie Piacenza come capitale e avvia un'opera di profonda trasformazione urbana. Il duca è assassinato nel 1547 e la capitale è ufficialmente trasferita a Parma, anche se le due città restano formalmente autonome. Specchio di questa autonomia è la travagliata storia del Palazzo Farnese, le cui fasi di costruzione si alternano a lunghe interruzioni, fino all'abbandono definitivo nel 1748 con il passaggio della corona ai Borbone.

A Piacenza è attiva l'Università dell'Età Libera "G.Malvermi" associata all'AUSER, che partecipa all'organizzazione del convegno.

Il convegno "La Resistenza - Incontro con i giovani e la scuola" vede la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della scuola e dell'università, delle associazioni di ex partigiani, di associazioni giovanili, dell'AUSER. L'incontro rappresenta un'occasione di confronto di esperienze nel campo dell'educazione e della ricerca, di possibili punti di vista riguardo al rapporto con le nuove generazioni.

Alcune domande sono di particolare interesse. Che cosa significa per i giovani oggi il binomio fascismo-antifascismo? Quale rappresentazione hanno del passato? Quanto influiscono la scuola e i mass media nella costruzione dell'immagine del fascismo e della Resistenza? Come sottrarre il tema della resistenza al rischio della "monumentalizzazione" ? Sono domande queste - come ricorda Annabella Gioia in " Noi ricordiamo. Memoria, Resistenza e Liberazione", www.treccani.it - Sono domande che accompagnano il lavoro educativo e didattico che vede impegnati il mondo della scuola, delle istituzioni e delle associazioni per ricordare il 60° della Liberazione. Ogni anniversario ripropone sempre il problema di come evitare la celebrazione rituale e come trasmettere conoscenze e significati reali.

In una ricerca di ambito nazionale, realizzata nel 2002 su 6000 studenti per conoscere come si formano nei giovani l'identità nazionale e la priorità del valori, si sostiene: "E' attraverso la scuola che passa uno dei canali principali di comunicazione della memoria tra le generazioni, non solo attraversoi programmi scolastici ma anche attraverso le scansioni del calendario" (R.Cartocci, Diventare grandi in tempi di cinismo, Bologna, Il Mulino, 2002,p.210). Dall'indagine risulta che la Liberazione è considerata dagli studenti l'evento più significativo del passato e della storia nazionale. Tuttavia la stessa analisi rivela con chiarezza l'incapacità degli studenti a decifrare e a capire il presente alla luce del passato: una contraddizione che rimanda alla modalità della formazione storica prevista nei programmi scolastici ma anche ai profondi cambiamenti che hanno investito il mondo giovanile, i processi formativi, il sistema dei valori.

Perché, al dilà degli anniversari è necessario continuare a trasmettere la storia della Resistenza ? Fra le molte risposte possibili due sembrano di particolare importanza: una viene proposta da Remo Bodei quando afferma che la formazione storica può contribuire a "far mettere radici più solide agli ideali e alla prassi della democrazia" (R.Bodei, Il noi diviso.Ethos e idee dell'Italia repubblicana, Torino, Einaudi 1998 p.153 ). La seconda risposta ci viene da Sergio Luzzatto secondo il quale il senso della trasmissione di questo passato sta soprattutto nel "non consentire che la storia del '900 anneghi nel mare della indistinzione" (S.Luzzatto, La crisi dell'antifascismo, Torino, Einaudi 2004, p.10). Luzzatto fa riferimento evidentemente a chi, con il pretesto di sostenere la causa della "riconciliazione nazionale", in pratica tende ad annullare le differenti motivazioni etiche, a occultare quindi le scelte contrapposte fatte durante l'occupazione nazifascista.

Luzzatto, in polemica con chi presenta l'antifascismo come una sorta di residuo "archeologico o pretestuoso", definisce la Resistenza un'esperienza "singolarmente febbrile e giovanile" per lasciare solo alle celebrazioni rituali il compito di sottrarla all'usura del tempo. Secondo Annabella Gioia, è questa un'indicazione utile per chi ha a cuore la trasmissione di un sapere storico attento a formare nei giovani l'assunzione di responsabilità sul passato quindi sul presente. Il punto centrale diventa quindi, come sempre quello della scelta dell'individuo, quella che scaturisce dalla comprensione che "la libertà non è un dono":una consapevolezza che è nata per alcuni dopo l'8 settembre 1943 quando, come scriveva Salvatore Setta ( De Profundis, Milano Adelphi 1980 p.186) è nata la vera guerra "che dal piano internazionale e nazionale si è spostata sul piano individuale, ha posto l'individuo di fronte al problema dell'esistenza, lo getta contro se stesso, contro l'uomo tradizionale che ciascuno reca con sé".

In definitiva il convegno che si svolge a Piacenza è la proposta di seguire i percorsi esistenziali e le motivazioni della "scelta" di tante persone che vissero quell'esperienza: la scelta può essere un modo - come vediamo anche in tanti progetti e nelle raccolte delle memorie dell'epoca presentate negli incontri della manifestazione La città che apprende , in Emilia Romagna - per raccontare la Resistenza, "per trasmettere una conoscenza storica capace di sollecitare nei giovani un coinvolgimento reale, di trasformare il passato in un'esperienza ancora aperta , ricca di interrogativi e di prospettive per il presente e per il futuro".


^ top


Bologna , sabato 24 settembre, ore 9.30

Sala dello Zodiaco, sede della Provincia, via Zamboni13

"Convegno di chiusura: attualità della Costituzione italiana nata dalla Resistenza"

Nell'editoriale curato da Luigi De Vittorio, che apre questo numero della Newsletter , si sottolinea l'attualità dei temi e dei valori che ispirano la Resistenza e il nesso stretto tra la lotta di Liberazione e la costruzione della Costituzione Repubblicana, profilo sul quale si è aperto il recente Congresso Nazionale Auser di Cattolica. Le testimonianze dei protagonisti attestano chiaramente questo nesso, sia sotto il profilo dei valori che sotto quello della straordinaria unità di intenti che caratterizzò il lavoro dei Costituenti pure facenti parte di schieramenti politici diversi e su molti temi duramente contrapposti. "Pace, lavoro, diritti, solidarietà trovano nella Costituzione puntuali riferimenti di affermazione e di impegno per la comunità nazionale, particolarmente significativi in una fase politica caratterizzata da attacchi pesanti che, in nome di una falsa modernizzazione e traendo alimento dallo stesso terribile fenomeno del terrorismo internazionale, puntano alla revisione della cultura democratica, aperta e dialogante che ispirò la lotta di Liberazione e la Costituzione."

Nel Convegno conclusivo di Bologna questi argomenti saranno ripresi nella prospettiva di un impegno costante, sociale e civile, attenta anche ai contributi di maggiore consapevolezza e partecipazione che possono giungere dal mondo dell'educazione degli adulti e, per altro verso, dal sistema del volontariato.

Fra i numerosi documenti di lavoro disponibili sull'argomento, segnaliamo il recente libro di Oscar Luigi Scalfaro: La mia Costituzione. Dalla Costituente ai tentativi di riforma. Intervista a cura di Guido Dell'Aquila, Passigli Editori, Firenze 2005. Scalfaro è uno degli ultimi componenti, ancora in vita e che partecipa alla politica attiva, della storica Commisione dei 75 a cui, all'interno dell'Assemblea Costituente, fu affidato il compito di redigere il testo della Costituzione; recentemente gli è stata offerta la presidenza del coordinamento "di tutte le forze politiche, sociali, di tutti i movimenti, di tutti i cittadini che si ribellano all'attuale capovolgimento della nostra Carta Costituzionale".

Segnaliamo anche le pagine di documentazione preparate sull'argomento dalla CGIL "Speciale 2 giugno 2005 - festa della Repubblica " - www.cgil.it - ricche di commenti, di note e di riferimenti alle associazioni più impegnate sul tema.

Riportiamo l'introduzione di Guglielmo Epifani:

"Quest'anno la celebrazione del sessantesimo della Liberazione ha avuto anche il significato di ricordare con forza il contributo dato da molti italiani e, per quello che ci riguarda, dal mondo del lavoro, alla riconquista dell'indipendenza e della dignità del nostro paese.
Questo lavoro sulla memoria è ancora più necessario visto che sono in campo tentativi di carattere culturale e politico di annullare questa fondamentale verità, la memoria di quei fatti, il valore che ebbe la lotta di Liberazione. Non è tanto il tempo che ci separa dagli avvenimenti di sessant'anni fa a segnare di per sé un processo di lontananza da quei fatti, quanto l'uso che viene fatto del tempo che passa, che non viene utilizzato per diffondere valori condivisi, ma per ripartire da una falsificazione e da una mistificazione della nostra storia.
E' questa la ragione che ci ha spinto, in forma politicamente simbolica, ma anche molto alta dal punto di vista del senso della scelta, a pubblicare con Rassegna Sindacale la Costituzione repubblicana, senza gli ultimi tentativi di cambiamento che il centrodestra sta portando avanti. Una Costituzione, la nostra, che mantiene a tanti anni di distanza la sua straordinaria freschezza, la sua grande vitalità democratica, il suo essere riferimento morale per l'unità nazionale e per i valori condivisi dal nostro popolo.
Pubblicare oggi la Costituzione vuol dire innanzitutto difenderne i valori fondamentali, quelli contenuti nella sua prima parte (e per questo, oltre al testo della nostra carta fondamentale, pubblichiamo una parte del dibattito che ci fu nell'assemblea costituente sugli articolo 1 e 3, oltre a una sintesi dell'intervento di Giuseppe Di Vittorio su lavoro e sindacato). E vuol essere insieme anche un monito nei confronti di ogni tentativo, come quello portato avanti dal centro-destra, di modificarne in profondità lo spirito, il senso e il valore.
Oggi non siamo infatti in presenza, con le scelte della maggioranza parlamentare, di una semplice operazione di aggiustamento di questo o di quel punto della carta costituzionale che il tempo abbia reso debole. No, siamo in presenza di qualcosa di più profondo, che tende, in buona misura, a ridurre la portata di uguaglianza dei diritti fondamentali tra i cittadini, ad alterare quell'equilibrio tra i poteri dello Stato e le sue funzioni fondamentali che sono, nella Costituzione e nella coscienza democratica del paese, uno dei valori costitutivi del nostro pluralismo, della nostra identità istituzionale e delle nostre comuni garanzie.
Attorno alla difesa dei valori della Costituzione abbiamo costruito, insieme con altre forze e altri soggetti sociali, e lavorando insieme con Cisl e Uil, un movimento e un'iniziativa costante negli ultimi mesi, che ci ha portato a opporci alle scelte che, nel tempo, il Parlamento andava compiendo; che ci ha portato a dire tra i primi, con la fermezza necessaria, che in occasione del referendum confermativo la posizione della Cgil si sarebbe espressa per un no radicale e convinto.
Pubblicare oggi il testo della Costituzione ha anche un altro significato. In questi anni abbiamo per primi denunciato il rischio del declino, industriale, morale, civile del nostro paese. Quando iniziammo a parlarne non avremmo mai pensato che la realtà sarebbe andata oltre a quella che ci sembrava un'impostazione corretta e una corretta lettura dei processi che si stavano definendo. La verità è che oggi siamo oltre il declino: siamo di fronte al dissesto del paese. Di fronte al quale non basta un'operazione di semplice cambiamento di quadro politico, ma occorre un vero e proprio progetto per la ricostruzione del paese. Pubblicare quindi oggi la Costituzione per noi idealmente vuol dire anche che bisogna ripartire con un progetto di ricostruzione del paese che abbia un'ambizione all'altezza delle grandi capacità che i costituenti, che quella classe politica, nel dopoguerra, seppe mettere in campo".

 


 
A cura di Edaforum | Powered by Kronide

INFO AUSER - informatizzazione delle sedi AUSER

Progetto finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi L. n. 383/2000 art.12
lett. d) ed f) - anno finanziario 2002