Approfondimenti
DIRITTI E COSTITUZIONE
di Federico Batini
La cittadinanza ed il rispetto dei diritti dovrebbero costituire un valore per tutte le società democratiche, il tragitto appare però ancora faticoso ed, in gran parte da compiere, si assiste anzi, ai nostri giorni, a pericolose retrocessioni nel rispetto e nella conoscenza dei diritti.
Colin Crouche [Nota 1], rileva come un'analisi delle democrazie presenta due scenari possibili:
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indicherebbe infatti una forbice che si allarga enormemente in direzione di un numero sempre maggiore di democrazie, negli ultimi venticinque anni,
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o una forbice che si restringe a seconda dei criteri utilizzati per rilevare il sistema politico realmente in vigore. Vengono spesso definite democrazie una molteplicità di paesi che mancano di uno dei fondamenti intrinseci legati al concetto di democrazia rappresentativa: l'espressione libera e volontaria del diritto di voto (espressione, si noti bene, non possibilità di.).
Senza fare la fatica di addentrarsi in dati e rapporti è sufficiente notare come già nelle democrazie occidentali di più antico retaggio la disaffezione all'esercizio del diritto/dovere di voto si faccia sempre più consistente sino a coinvolgere non più forme di contestazione minoritarie ma, in molti casi, la maggioranza della popolazione avente diritto[ Nota 2]. Questa situazione e condizione è rilevabile, senza dubbio, anche nel nostro paese. La fiducia dei cittadini nella possibilità di determinare reali cambiamenti attraverso l'espressione del voto è in calo lento ma inesorabile e si assiste ad una logorazione progressiva del dettato costituzionale sul quale si fonda la nostra repubblica.
L'economia capitalistica, anche nel nostro paese, riesce, sempre più spesso, a condizionare le scelte politiche in modo progressivamente più forte, a tutto vantaggio di una elite, poco attenta e interessata al coinvolgimento di larghi strati di cittadini. Crolla così il fondamento stesso della democrazia di tipo rappresentativo: gli eletti governano, legiferano, amministrano per volontà dei cittadini dei quali sono, appunto, rappresentanti. Laddove i cittadini non sono in condizione di esprimersi liberamente o rifiutano di farlo trovandolo inutile ( il mio voto non produce cambiamenti), di chi divengono espressione i governanti?
Anche nelle democrazie sostanziali, l'affezione alla politica ed alla partecipazione, anche soltanto elettorale sta mostrando segni di calo. Nello stesso momento in centinaia di forme, in centinaia di modi, con obiettivi lievemente diversi o molto distanti, migliaia di migliaia di persone chiedono maggior potere decisionale per sé e per gli altri.
Giunti a buon punto nel transito dalla democrazia rappresentativa alla democrazia liberale esplode la volontà di partecipazione [Nota 3]. Ci si pone dunque oggi il problema di individuare se una democrazia rappresentativa deteriorata in una forma non prevista possa mutarsi in democrazia partecipativa: problema dalle molteplici sfaccettature prime delle quali sono la ricerca di forme e modalità operative della democrazia partecipativa unitamente all'individuazione di una strategia per scavalcare la resistenza delle lobby economiche profondamente contrarie a queste transizioni [Nota 4].
In questa fase così difficile e di modificazioni così profonde diventa assolutamente fondamentale riuscire a promuovere iniziative di conoscenza della nostra Costituzione, incentivare forme di appropriazione e conoscenza dei diritti e dei doveri da parte dei giovani e di tutti i cittadini.
La partecipazione, per essere reale, non può prescindere da una reale conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri, di come si articoli il nostro "sistema democratico" o di quali possibilità goda un cittadino per esercitare la sua partecipazione. Tutto questo, però, riconoscendo anche la complessità che deriva dalla moltiplicazione delle appartenenze e delle identità e scegliendo, perciò, un modello inclusivo che riduca la marginalità e riconosca l'autonomia del cittadino e che miri dunque anche a nuove forme di partecipazione e di democrazia diretta anche per ovviare ad una certa "crisi" della democrazia rappresentativa.
Proprio questa è la tensione del progetto, ormai triennale, denominato "Cittadiniamoci" che ha promosso forme di conoscenza, informazione e formazione sui diritti, che ha sollecitato gli artisti di ogni tipo a riappropriarsi di una funzione di richiamo alla riflessione civile.
Tra i prodotti più significativi del prodotto (oltre alla distribuzione gratuita di 15.000 copie della Costituzione) ci sono il volume: Ho diritto ai diritti , edito da No Reply che contiene racconti e poesie di importantissimi scrittori italiani e non solo in tema con i diritti e la mostra dallo stesso titolo, nella quale artisti da tutto il mondo hanno interpretato il tema dei diritti; la mostra conteneva anche un percorso didattico guidato sul tema dei diritti. In particolare il volume è ancora disponibile ed ordinabile e la mostra è disponibile, a costi contenuti per essere allestita, completa dell'interessantissimo percorso didattico, in qualsiasi comune d'Italia (tutti i proventi delle varie dislocazioni della mostra serviranno a coprire le spese di Cittadiniamoci).
Federico Batini
1) Colin Crouch, 2003, Postdemocrazia , Bari, Laterza.
2) Per un'analisi maggiormente approfondita si veda: Batini, Avallone, (2004), in: Rivista dell'istruzione , "Democrazia e cittadinanza"n. 5, Maggioli, Rimini; Federico Batini (2005), in: LLL Focus on Lifelong Lifewide Learning , "Editoriale: Dentro i diritti", n. 2 maggio-agosto 2005; si veda anche il programma Cittadiniamoci su www.pratika.net
3) Si veda almeno: Batini F., Capecchi G. (a cura di, 2005), Strumenti di partecipazione , Trento, Erickson.
4) Come nota Crouch infatti: «La maggior parte delle multinazionali hanno origine negli Stati Uniti, l'unica superpotenza mondiale, e quindi possono sommare il governo di quel Paese alla loro forza lobbistica all'interno delle organizzazioni internazionali. E il governo nordamericano è più coinvolto rispetto a molti altri nella libertà delle grandi aziende. Settori della politica un tempo considerati eccezioni dalle linee politiche del libero mercato, come la sanità o gli aiuti ai Paesi poveri [o l'educazione, aggiungiamo], oggi sono messi in discussione dal governo statunitense.» Colin Crouch, 2003, Postdemocrazia , cit., p. 119. Il risultato finale di questa tipologia di atteggiamento (progressiva liberalizzazione su scala internazionale dei commerci) anziché produrre una libertà economica, un mercato libero che si autoregola, produce in realtà un vantaggio per le multinazionali e dei veri e propri oligopoli; sono note al proposito le misure protezionistiche (ad esempio sull'acciaio) imposte, in violazione di molti trattati internazionali, dal governo nordamericano che, nel 2002 hanno definitivamente fatto tramontare il miraggio degli Stati Uniti come esempio di un'economia libera e funzionante (funzionante proprio perché libera e trasparente).

