Anno II - n.8 - marzo 2005

Poesia

Fiume da fiume di Mario Luzi

 

Si pasce di se il fiume, bruca
                       serpeggiando
le sue
    quasi essiccate sgorature,
                       visita
le sue
          quasi aride pozzanghere,
si trascina ai suoi già putridi ristagni
finche, poco più oltre
                   un poco lo confortano
misteriosi trasudamenti,
lo irrorano frescure,
umori, vene
dal più profondo
del suo cuore sotterraneo
                      ed eccolo
rinasce esso dalle secche,
ora, si lascia dietro la sassaia
della sua quasi estinzione
per il suo nuovo cammino -
        si muove verso se stesso il fiume,
        si sposta dentro il suo cangiante bruco
ed entra, fiume nuovo
uscito dalle sue ceneri
nei luoghi dove opera
la primavera   e non c'è
fiore né gemma, non c'è ancora
ma c'è quella radiosa incandescenza
di luce e opacità nel bianco dell'aria,
c'è, ed ecco si diffonde, quella trepidante animula
e quel chiaro sopra la linea degli alberi,
quel già più festoso scintillamento delle acque.
C'è tutto "quello". E c'è
               lui fiume,
ne vibra intimamente
il senso. C'è questo, c'è prodigiosamente.

Mario Luzi


 
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