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NASCE LA RETE EDA
Il 2 luglio 2004, su invito di EdaForum (Forum Permanente per l'Educazione degli Adulti), AUSER (Associazione per l'Autogestione dei Servizi e Solidarietà), CNUPI (Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane) e UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo), si sono riuniti a Roma, presso la sede dell'AUSER nazionale, rappresentanti di Regioni, Enti locali, Province, Scuola, Formazione professionale, Servizi per l'impiego, Università, Imprese, Sindacati, Enti pubblici di ricerca e documentazione, Infrastrutture culturali e Associazioni per fare il punto sulla situazione dell'Educazione degli Adulti (EdA) in Italia ed avanzare proposte per promuovere la cultura dell'apprendimento permanente, lifelong learning , e per favorire e supportare la costruzione di Sistemi locali che la sostengano.
Nel corso di questi ultimi anni l'Unione Europea ha ribadito in più occasioni che l'apprendimento permanente rappresenta una componente basilare del modello sociale europeo, costituendo una priorità nelle strategie europee per l'occupazione in quanto fattore determinante per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di accedere al mercato del lavoro, di aggiornare le proprie competenze, di lottare contro la disuguaglianza e l'esclusione sociale. L'apprendimento per tutto il corso della vita "costituisce la promessa di un'Europa i cui i cittadini abbiano l'opportunità e la capacità di realizzare le loro ambizioni lavorative, culturali, intellettive e di partecipare alla costruzione di una società migliore".
L'incontro romano ha consentito di evidenziare come, in un quadro internazionale che vede il dibattito sui temi dell'EdA caratterizzato da elementi di forte innovazione, la situazione italiana appaia ricca di esperienze e di iniziative educative e formative fortemente sviluppate e in vari casi consolidate, pronte ad essere valorizzate e orientate verso una prospettiva concreta di razionalizzazione e di potenziamento in una logica di Sistema. Questa situazione in costante sviluppo, diversificata nei contesti regionali e locali, che nasce da nuovi processi socioeconomici e migratori, da nuove tipologie di utenza e da nuovi alfabetismi, è resa possibile dall'impegno di organismi differenti che si riconoscono nell'attenzione al valore dell'apprendimento lungo tutto il corso della vita come leva fondamentale per acquisire una cittadinanza attiva, prevenire efficacemente l'esclusione sociale e assicurare risposte adeguate alla domanda di incremento dell'occupabilità. Questo patrimonio tuttavia rischia di disperdersi o perlomeno di non poter crescere in modo omogeneo a livello nazionale senza un quadro organico di riferimento, fatto di specifiche strategie organizzative e finanziarie.
La rinnovata attenzione alle attività di EdA e le prospettive che sembravano aprirsi nel nostro Paese su tali tematiche, soprattutto dopo l'Accordo Stato-Regioni-Enti locali del 2 marzo 2000 e la pubblicazione del Memorandum europeo sull'Istruzione e la Formazione Permanente , avrebbero potuto creare le condizioni perché si realizzasse un salto qualitativo in questo campo tale da permettere la costruzione di Sistemi di EdA radicati nel territorio ed aperti alla pluralità dei possibili percorsi formativi della popolazione in età adulta.
Purtroppo si deve prender atto delle inadempienze di quanti sono preposti a dare attuazione agli impegni sottoscritti in ambito europeo e nazionale, a cominciare dal Governo, dovendo inoltre riscontrare quanto l'EdA sia sovente trascurata e mortificata nelle politiche di sviluppo locale, accentuando il ritardo dell'Italia nei confronti degli altri Paesi dell'Europa.
Non c'è stato nessuno sforzo per ripensare e riorganizzare il settore nel suo complesso, rispetto ad una progressiva crescita del suo target , ma anche dell'offerta. Nulla è stato fatto per creare un Sistema flessibile e integrato, capace di rispondere in forma permanente e globale ai bisogni di istruzione, formazione, educazione lungo tutto il corso della vita tramite un ampliamento significativo delle occasioni di istruzione e di formazione formale e non formale ed alla messa a punto di strategie nuove di programmazione e di integrazione in grado di coinvolgere una pluralità di soggetti, di reti, di istituzioni, facendoli convergere, ciascuno con la sua specificità, verso un obiettivo comune e condiviso.
Dopo oltre quattro anni dall'Accordo del 2 marzo, le leggi regionali in materia sono ben poche, i Comitati Regionali stentano a decollare e solo in alcune Regioni sono stati creati i Comitati Locali.
L'interesse di quanti sono impegnati a vario titolo nel settore continua comunque a non essere quello di costruire un sistema con i suoi apparati, ma di assicurare maggiori opportunità per l'esercizio del diritto personale alla formazione lungo tutto il corso della vita e quindi il modello tradizionale di sistema formativo mostra le sue insufficienze: nell'EdA il nodo centrale non è costituito tanto dal rilascio dei titoli, quanto dall'assicurazione di opportunità di sviluppo civile e culturale per tutta la popolazione (v. Conferenza UNESCO di Amburgo, 1997) al fine di mettere ciascuno nella condizione di modificare le situazioni esistenziali e professionali all'origine dei suoi problemi.
La questione di fondo consiste nell'implementazione di Sistemi integrati di formazione che siano capaci di avvicinarsi il più possibile ai modi reali in cui la gente apprende nella vita quotidiana e nel lavoro. Il livello concreto dell'integrazione si colloca nel tessuto sociale, economico e culturale del territorio, dove devono saldarsi sia la necessaria proiezione delle istituzioni autonome verso le comunità locali sia l'esercizio della competenza nel settore dell'EdA affidato dal D. L.vo 112/98 agli Enti Locali, anche alla luce della LC 3/01, nella consapevolezza che la crescita strutturale del Sistema integrato si accompagna con la percezione dell'importanza di un suo raccordo funzionale con l'insieme delle politiche sociali. Nel territorio sono inoltre fortemente inserite e contestualizzate anche tutte quelle realtà associative che hanno avuto e continuano ad avere un ruolo fondamentale per la costruzione del Sistema di EdA nel nostro Paese e che richiedono di essere adeguatamente riconosciute e valorizzate.
Ogni proposito innovatore, intenzionato a prefigurare le direttrici di sviluppo dell'EdA in Italia, non può prescindere da un'attenta considerazione dell'esistente, in particolare per quanto riguarda l'attività dei soggetti, che deve trovare spazi e modi di espressione.
Si legittima così la nascita della ReteEdA , una rete di cooperazione rafforzata tra i soggetti impegnati nelle azioni di lifelong learning , per favorire:
- la definizione di linee di indirizzo nazionali, in particolare per la determinazione degli standard e delle procedure di valutazione, che prevedano anche adeguati finanziamenti del settore;
- un collegamento con il Forum del Terzo Settore per una stabile e stretta collaborazione con il mondo del volontariato;
- una maggiore attenzione delle organizzazioni sindacali e delle commissioni parlamentari designate per le tematiche dell'apprendimento permanente;
- la creazione di focus group regionali che predispongano le linee di intervento e l'adesione degli effettivi attori dell'EdA ai Comitati integrati a livello regionale e locale;
- la sensibilizzazione della Conferenza delle Regioni perché si abbrevino i tempi per il varo dei Comitati Regionali, previsti dall'Accordo del 2 marzo 2000, e la rapida definizione degli ambiti territoriali;
- l'apertura di un confronto con ANCI e UPI per la creazione di Comitati Locali sperimentali, con l'apporto di tutti i soggetti competenti, nelle more delle deliberazioni regionali, per avviare Sistemi integrati costruiti "dal basso" sulla varietà di esperienze e capacità che il territorio ci testimonia;
- l'avvio di contatti formali con RUEDA (Rete delle Cattedre Universitarie di EdA) per concordare iniziative comuni sui temi della formazione degli operatori di lifelong learning ;
- la promozione di iniziative di partenariato interistituzionale per la gestione comune di servizi a supporto dell'attività educativa e formativa, a partire da quelli informativi, volti a facilitare la possibilità, per i cittadini interessati, di accesso continuo ad un apprendimento di qualità;
- lo scambio di buone prassi, la loro documentazione e la valorizzazione degli elementi di trasferibilità per un'opportuna diffusione;
- l'elaborazione e la gestione di progetti integrati fra i soggetti aderenti alla ReteEdA , senza per questo limitarne l'autonomia.

