PRIMO PIANO
Obiettivo Educazione Permanente
Il tema della cultura e dell’educazione permanente degli adulti fa parte della mission della nostra associazione. Un campo di attività, insieme al Filo d’Argento, in continua crescita e che registra una fortissima richiesta non solo da parte dei nostri soci, ma anche di altri cittadini che si avvicinano all’associazione, interessati dal programma di formazione e educazione.
Il costante aumento delle attività di carattere culturale ed educativo presenti nei vari territori è un’ulteriore indicazione di tale crescita, in relazione alla quale pensiamo di proporre anche per l’Eda un rapporto informativo annuale.
Questo tipo di attività è frutto non solo del lavoro e dell’intraprendenza dei dirigenti locali dei circoli. Ma anche il risultato di una domanda che esprime bisogni emergenti delle persone presenti nel territorio e dall'’intercettazione della cosiddetta “domanda debole”.
Si tratta di una crescita visibile, dunque, che evidenzia tuttavia qualche punto di criticità che, come associazione, vogliamo affrontare e risolvere. Infatti, se da un lato le attività culturali ed educative dell’associazione riescono ad intercettare una parte della domanda, restano aperti degli interrogativi sulla natura di tale domanda, sulla sua composizione e sulle modalità con la quale è possibile farvi fronte, offendo risposte adeguate.
In questo contesto, occorre lavorare meglio nell’intercettazione della domanda debole: cioè quella rappresentata dai cittadini che, pur avendo avuto percorsi formativi elementari, e avvertendo in alcuni casi il desiderio di migliorare le proprie conoscenze, hanno tuttavia difficoltà a compiere autonomamente il primo passo verso un inedito percorso formativo di apprendimento.
La conseguenza di ciò è che la rete di offerta culturale ed educativa finisce per “sfuggire” proprio a questa parte di popolazione che più ne trarrebbe utilità per migliorare la propria condizione tanto sotto il profilo culturale quanto su un più generale ambito sociale.
Uno dei compiti dell’associazione, è pertanto quello di intercettare quella fascia di cittadini. Si tratta di un impegno che vorremmo assumere e sviluppare insieme allo Spi, con la collaborazione e aiuto della FLC.
Un altro aspetto importante, che si intende ricordare, è la distinzione che occorre fare tra le università popolari dell’Auser e le altre agenzie formative presenti nel territorio.
Una distinzione che sta dentro il tratto distintivo dell’Auser che fa prevalere l’aspetto volontario dell’intervento, al di là del merito stesso dell’offerta formativa. Si tratta di un aspetto da tenere in considerazione anche in relazione ai contenuti da dare ad una legge quadro sull’educazione permanente, sul cui dibattito oggi anche l’Auser è chiamata in causa.
Così come è importante sapere costruire un legame sociale all’interno del gruppo che partecipa ad un’esperienza formativa. L’esempio pratico, citato in più contesti, per mettere a fuoco tale aspetto è il seguente: nel caso un partecipante ad un corso si assenti più volte è diverso il significato se a cercarlo è il tutor del corso o se ad evidenziare l’assenza e la necessità di cercarlo scaturisce dalla volontà del gruppo stesso.
D’altra parte, l’impegno dell’associazione sul terreno culturale ed educativo si pone alcuni precisi obiettivi che, per essere realizzati, devono essere condivisi e praticati.
L’obiettivo principale è sconfiggere l’emergenza alfabetica, che riguarda:
- analfabetismo diretto e di ritorno: (parliamo di incapacità di elaborare un testo scritto, anche non complesso; regole di calcolo, ecc.) attraverso varie forme di intervento formativo: formale, non formale, informale;
- competenze alfabetiche di chi, pur avendo studiato e conseguito un titolo di studio, presenta diverse debolezze alfabetiche.
Tale esigenza è supportata da dati preoccupanti: nel 2004 il 26% della popolazione adulta (oltre 20 milioni di cittadini) era analfabeta o con la sola licenza elementare; il 5% circa della popolazione scolastica non termina la scuola dell’obbligo; il 20% di quella che si iscrive alle scuole superiori non arriva al diploma; scarsa è la partecipazione delle fasce più deboli al percorso scolastico (evasione e dispersione); forte il divario Nord – Sud.
Per tutte queste ragioni, oltre a potenziare e qualificare il nostro intervento educativo non formale attraverso le università popolari, chiediamo anche noi che si adottino provvedimenti adeguati contro le diverse forme di dispersione e contro l’analfabetismo, anche attraverso l’approvazione di una legge quadro nazionale sull’educazione permanente.
I temi da affrontare sono tanti:
- rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e di tempo che frenano l’evoluzione di questo progetto educativo (la proposta di legge del Governo non prevede oneri aggiuntivi per lo Stato!);
- produrre informazione mirata per attuare una scelta consapevole;
- riconoscere i percorsi formativi compiuti nel canale formale e non formale;
- rendere esigibile il diritto individuale all’educazione per la vita garantendo risorse e definendo regole per un complesso sistema a cui partecipano diversi soggetti;
- ripensare il quadro dell’accordo tra Governo, regioni, province e comuni (marzo 2000);
- applicazione della Legge 328/00 sul volontariato;
- chiarezza sulle competenze nazionali, regionali e territoriali;
- assumere la centralità del territorio, partendo dalla centralità della persona.
Dal lato dell’offerta formativa vi è una necessità di adeguare tale offerta al nuovo tempo, partendo, per quanto ci riguarda, dal bisogno formativo delle persone anziane. L’anziano non vuole un nuovo titolo di studio. La ricerca Spi “Il sapere necessario” (ultimo numero della Newsletter) evidenzia che la partecipazione degli over 65 all’offerta formativa per conseguimento di titoli è bassissima.
L’anziano vuole una possibilità di conoscenza e di educazione che lo aiutino a vivere meglio.
I saperi si connotano quindi come nuove opportunità di prevenzione e di crescita.
Dunque, un’offerta formativa diversificata che sappia rispondere alla pluralità delle esigenze degli adulti, nonché presentarsi in modo originale e non cattedratico.
È inoltre importante l’attribuzione dell’autonomia didattica e organizzativa che fa dei nuovi centri provinciali per l’educazione adulti vere e proprie istituzioni scolastiche dedicate agli adulti. Con organico, risorse, organizzazione del lavoro flessibili.
Accanto a questa forma di intervento educativo si affianca quello definito sistema non formale di educazione permanente degli adulti, che, come si ricordava all’inizio, registra una forte crescita. Soprattutto se collegata alla domanda delle persone anziane.
Questo filone di intervento rientra nelle forme di autorganizzazione dei cittadini che, grazie alla Legge 328/00 e alla Legge n. 3 del 2001 (Titolo V), ha assunto un rilievo costituzionale.
Essa è, dunque, riconosciuta e favorita dalle istituzioni pubbliche nelle diverse espressioni EDA, sostegno e agibilità di musei e biblioteche.
In questo contesto normativo, nel quale, peraltro, non sono ancora ben definite le competenze primarie dello stato e quelle concorrenti delle regioni, è molto importante che, almeno i sistemi di accreditamento vengano definiti a livello nazionale, per garantire certezza e qualità dell’offerta formativa, sia in relazione all’offerta formale che a quella non formale. In relazione all’apprendimento non formale, in particolare, si dovrà considerare la molteplicità dei soggetti protagonisti: pubblici, privati e associativi.
Insistiamo nel dire che, in ogni caso, occorre una legge quadro nazionale che:
- riconosca che l’educazione permanente sia un diritto di tutti;
- favorisca la crescita culturale di tutta la popolazione, sostenendo la riattivazione dei processi di apprendimento di quei cittadini che rischiano di restarne esclusi;
- garantisca il diritto all’apprendimento permanente assicurando ad ogni persona effettive opportunità formative;
- metta in campo strumenti adeguati per intercettare l’utenza debole e rimuovere gli ostacoli al rientro in formazione degli adulti;
- costruisca un sistema educativo permanente nazionale – pubblico, integrato, decentrato – supportato da standards di qualità e da risorse adeguate che prevedano anche forme di compartecipazione in rapporto al reddito.
Il DDL del Governo varato ad agosto è un passo in avanti rispetto al superamento della visione lavoristica della formazione per gli adulti: comprende gli over 65, e riflette sulla partecipazione e sulla cittadinanza.
Tuttavia si tratta di un contenitore ancora troppo generico, che bisogna riempire di contenuti con l’esperienza e l’elaborazione di quanti operano nel settore.
E’ quello che, come associazione, intendiamo fare. Forti dell’esperienza e della pratica che hanno reso, anche per merito di chi ci lavora e s’impegna volontariamente, l’educazione degli adulti uno dei punti più qualificanti della nostra mission.
Tutto questo per realizzare sistemi educativi aperti e inclusivi, che tengano conto delle diversità dei soggetti chiamati e/o che si rivolgono alla formazione ed alla educazione. Che poi è un modo corretto per rivestire, come direbbe Bauman, gli individui di quell’armatura protettiva della cittadinanza e del loro essere cittadini.
di Michele Mangano
Presidente Nazionale Auser
