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home | arretrati | novembre - dicembre 2007 - anno IV

EDITORIALE

Dalla promozione dell’apprendimento all’affermazione del diritto

Il decreto legislativo in corso di emanazione che istituisce i centri provinciali per l’istruzione degli adulti e la bozza di d.d.l. governativo intitolato “Promozione dell’apprendimento permanente e sue finalità”, costituiscono, al di là dei loro limiti, occasioni da non perdere per affermare nel dibattito politico e nella produzione normativa le linee del documento “Apprendere sempre”, frutto del lavoro congiunto Cgil-Spi-Flc-Auser.
Abbiamo portato a tale collaborazione un punto di vista preciso, quello dell’affermazione del diritto dell’apprendimento permanente degli anziani, anche al di là del riferimento demografico della Conferenza di Lisbona (65 anni), come condizione dell'invecchiamento attivo.
In questo senso, il contributo di Auser e Spi ha favorito il superamento di un limite tradizionale dell’approccio sindacale al tema, quello della formazione di ingresso per il lavoro e quello della riconversione e aggiornamento professionale (che sono, beninteso, necessità ineludibili).
Dobbiamo continuare a battere la strada dell’affermazione del diritto all’apprendimento permanente come diritto di cittadinanza trasversale e comune alle diverse età e alle diverse condizioni sociali, dai giovani che accedono al lavoro, agli adulti che lo perdono, agli anziani che dispongono del tempo non più vincolato al lavoro.
Sotto questo profilo, illuminanti sono le osservazioni espresse dalla “ragazza del secolo scorso”, Rossana Rossanda, ad un recente convegno dello Spi sul “Sapere necessario”. La Rossanda ha detto, tra l’altro, “…il bisogno formativo per gli anziani, in particolare per gli esclusi … deve anche essere un’educazione non solo ad avere servizi indispensabili per vivere, ma per decriptare quelli che gli danno, perché siamo in una società che usa l’informazione per spiegarti una quantità di cose contro di te”.
Quello che occorre, cito sempre Rossanda, è “…un sistema critico che permette ai bisogni di non essere comandati, suggeriti, assunti dalla volontà e dalla necessità del mercato”. L’impegno per affermare il diritto all’apprendimento permanente è dunque prima di tutto impegno di liberazione. L’affermazione del diritto, la strutturazione politico-amministrativa necessaria per garantirlo, le risorse finanziarie dedicate costituiscono i temi sui quali i provvedimenti del governo vanno riempiti di contenuti.
Voglio qui solo soffermarmi sull’aspetto della governance del sistema: il modo in cui questa questione viene affrontata può condizionare in senso positivo o negativo l’altro grande tema delle risorse.
E’ stato giustamente sostenuto, anche nel recente incontro Cgil-Spi-Flc-Auser di presentazione del documento comune sull’apprendimento permanente, che non è sufficiente aumentare l’offerta per far crescere la domanda, in presenza della cosiddetta domanda debole, o meglio, silente.
Decisivo, allora, sarà il ruolo dell’associazionismo, in particolare degli anziani, per far crescere la consapevolezza del valore dell’apprendimento come risorsa dell’invecchiamento attivo.
Per questo, bisogna superare i limiti di una vecchia concezione statalistica dell’apprendimento.
Naturalmente il ruolo delle istituzioni scolastiche pubbliche è, e resta, insostituibile se si tratta di assicurare agli adulti nuove opportunità per l’accesso a titoli di studi formali.
Va benissimo, perciò, l’obiettivo del decreto delegato di dar vita a istituzioni pubbliche dedicate - i nuovi centri provinciali. Ma non vanno disperse, a mio parere, le opportunità previste nell’ordinanza del Ministero della Pubblica Istruzione che nel 1997 istituì i centri territoriali permanenti. Venivano assegnati ai centri, tra gli altri, obiettivi di “alfabetizzazione culturale e funzionale, consolidamento e promozione culturale”, mentre nell’elenco delle attività previste si parlava di “recupero e sviluppo di competenze strumentali, culturali e relazionali idonee ad un’attiva partecipazione alla vita sociale”.
Nei dieci anni trascorsi, almeno in alcune regioni, tali opportunità non sono state disattese e questo ha consentito un’apertura reale delle istituzioni pubbliche alla società civile, all’associazionismo, favorendo, tra l’altro, un accrescimento della fruizione di competenze, strumenti, risorse del sistema pubblico.
Si tratta, pertanto, di un patrimonio importante che non va disperso nel passaggio dai ctp ai nuovi centri provinciali per l’istruzione degli adulti.
Come pure, sarà decisiva, nel nuovo sistema istituzionale, la sinergia tra i diversi soggetti, stato, regioni, comuni.
L’integrazione e il dialogo tra le diverse competenze diventa indispensabile per evitare sprechi, sovrapposizioni, terreni di intervento lasciati abbandonati. La sinergia è in sostanza una risposta, naturalmente parziale, ma comunque significativa, al vincolo delle risorse.E’ in ogni caso una condizione ineludibile di quella integrazione delle politiche sociali, scolastiche, servizi del tempo libero di cui parla la 328.
Al tema dell’apprendimento permanente si riferiscono esigenze, obiettivi, sensibilità diverse.
Il sistema dei valori rappresentati dalla Cgil può offrire alle diverse impostazioni un riferimento comune, un progetto che tutte le racchiude.
Liberazione, lavoro, inclusione sociale, sviluppo costituiscono le coordinate di tale progetto.
Con il documento “Apprendere sempre” abbiamo tentato una strada nuova, quella di praticare nella elaborazione di diversi soggetti, partendo dai distinti compiti  e dalle diverse esperienze, una costruzione comune. Questo metodo è indispensabile per andare avanti. Il ddl del governo può diventare terreno concreto di confronto o finire nel dimenticatoio. Questo dipende anche da noi.
Il sindacato si è messo sulla strada giusta. Annettiamo grande importanza al convegno pubblico sull’apprendimento permanente che la Cgil ha programmato per il febbraio del prossimo anno, a cui parteciperà il Segretario generale Guglielmo Epifani.
In questo lavoro, noi dell’Auser ci siamo.
Sarà utile coinvolgere nell’impresa tutto il sistema associativo dell’apprendimento non formale, attraverso il Forum Nazionale del Terzo Settore.

Luigi De Vittorio
Vicepresidente nazionale Auser