EDITORIALE
Il diritto alla conoscenza come scelta politica e sociale
Il sapere è una condizione fondamentale di sostegno e sviluppo della democrazia, in quanto elemento costitutivo della cittadinanza e dei presupposti del suo pieno esercizio.
L'individuo è cittadino, soggetto autonomo, persona che da una parte esprime i suoi desideri e i suoi interessi e, dall'altra, è responsabile e solidale con la sua città.
Questa è la nostra idea di cittadinanza e a questo obiettivo vogliamo contribuire con le nostre attività di educazione permanente. Si tratta di un obiettivo ambizioso che ha a che vedere con la riscoperta del ‘pensare bene’, dell’apprendere insieme, con il riuscire ad evidenziare la relazione fra la persona e l'ambiente, le parole e il contesto, il locale e il globale. Sono tutti elementi indispensabili per imparare a sentire e concepire l'umanità, non solo come nozione ideale, ma come appartenenza ad un comune destino che, oltre che richiesto da valori e principi etici, oserei dire ci è imposto dalla geografia della nostra terra e dalle sue risorse.
Una diffusione capillare del sapere come diritto/dovere di ognuno, in qualsiasi luogo e in ogni fase della vita, è condizione imprescindibile per lo sviluppo umano e sociale, e la coesione della nostra comunità.
La conoscenza deve assumere come propri alcuni obiettivi fondamentali quali lo sviluppo dell'etica della solidarietà e della comprensione. I grandi fenomeni che connotano il nostro tempo - dall'enorme rilevanza dei fenomeni migratori ai tumultuosi processi di invecchiamento delle società sviluppate - esigono che a ciascuno di noi siano forniti strumenti adeguati per ricostruire e rinsaldare i legami di reciprocità di relazione, non solo fra cittadini di una stessa comunità ma tra generazioni, tra culture, tra religioni.
Credo che queste debbano essere esplicite e riconoscibilifinalità di ogni attività di educazione.
Per i cittadini anziani questa prospettiva assume un valore ancor più rilevante, anche in termini di occasione di reale inclusione sociale, di riacquisizione di ruolo, di valorizzazione di esperienze e competenze da trasmettere alle giovani generazioni.
Lo strumento formativo è essenziale anche ai fini del diritto ad un ‘buon invecchiamento’, e ad un invecchiamento ‘attivo’: cioè capace di riorientare sulla società il tempo liberato dal lavoro e/o dalle funzioni di cura i figli, nonché di valorizzare le competenze acquisite, troppo spesso riconosciute solo se spese sul mercato del lavoro e giudicate ‘inutili’ fuori da quel contesto.
Le pericolose derive in cui versa la nostra società fanno sì che, paradossalmente, quella che viene generalmente riconosciuta come la società della conoscenza rischia al contempo di affermare un concetto di sapere sempre più spesso specialistico, compartimentato e frammentato, forse funzionale al mercato ma regressivo per l’esercizio della cittadinanza e della democrazia. Per questo motivo credo fermamente che il diritto alla conoscenza di tutti deve essere il centro di ogni scelta politica e sociale.
di Maria Guidotti, Presidente Nazionale Auser
