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Il Piacere Di Fare Teatro
Viva il teatro, dove tutto è finto e niente è falso.
Gigi Proietti
Che cos'è il teatro?
La parola teatro deriva dal greco theàomai e significa guardare.
Il teatro, infatti, inizialmente, era l'atto dell'assistere ad una rappresentazione da parte di un pubblico. In seguito si ebbero alcuni ampliamenti di significato: teatro passò a indicare nel suo complesso anche il pubblico che guarda il luogo nel quale gli spettatori assistevano alle rappresentazioni. A differenza di tutte le altre forme di spettacolo il teatro è condizionato dall’incontro unico e irripetibile tra gli attori e gli spettatori nello stesso tempo e nello stesso luogo.
Ma il teatro è soprattutto arte e fondamento dell'arte teatrale è il gioco. Mettere in scena la vita significa "giocare" questa vita. Per questo il "fare teatro" può rivestire anche una dimensione di benessere psico-fisico.
Attraverso alcune tecniche prese a prestito dall'arte teatrale ciascuno di noi può imparare a conoscersi meglio, a lavorare su se stesso, a scoprire alcune potenzialità e a rapportarsi in maniera più efficace con l'altro.
Lo sanno bene i volontari dell’Auser di Botticino che ormai da anni stanno portando avanti esperienze di laboratorio teatrale.
Jolanda Barbieri, una delle referenti che si occupa di laboratori teatrali, ha portato all’Auser la sua esperienza decennale dopo che per anni si era occupata, proprio di teatro, in una scola media.
S.O.S Auserteatro, dice Jolanda Barbieri, è un gruppo di persone che nel 2000, sotto la regia di Laura Mantovi, ha deciso di unirsi per portare in scena rappresentazioni con il fine di promuovere l’arte, come strumento di crescita sociale e culturale.
Fare teatro significa elaborare momenti di comunicazione “calda” affinché quei valori di solidarietà e partecipazione attiva, promossi da Auser, arrivino anche ai più fragili e deboli”.
Ma S.O.S Auserteatro non è l’unico gruppo attivo a Botticino, infatti, Musicanto, Contrattempo, Chandra ecc. sono l’esempio delle prolificità di questa Auser in cui ogni gruppo porta avanti una propria specificità tematica.
La passione per la cultura spagnola continua ad evidenziarsi anche in Zapateado, lo spettacolo di danza andalusa del genere flamenco di movimento vivace e marcato.Il gruppo Musicanto, spiega Jolanda Barbieri, è un gruppo nato dalla comune passione di alcune persone per De Andrè e per la musica d’autore in generale.
Febrizio De Andrè e Edgar Lee Masters “Due poeti per i non vincenti”, ad esempio, è uno spettacolo che riesce ad unire la passione per la musica e la poesia.
“Contrattempo”, invece, è la compagnia che si è proposta di portare in scena la bellezza del flamenco attraverso spettacoli di vario genere. Bettina Bracchi ha coinvolto in questa danza giovani donne, ma anche sessantenni, trasformando semplici lezioni in un vero e proprio spettacolo. La Carmen - presentata anche a Roma durante la prima festa della città che apprende – è una delle opere, messe in scena dal gruppo, che ha accolto i maggiori favori dal pubblico.
Un altro spettacolo che il gruppo Contrattempo sta portando avanti (con la collaborazione della scrittrice Lucia Marchitto) è: “Garcia Lorca e il Flamenco”, un lavoro teatrale che porta in scena, grazie ad un gruppo composto da 10 danzatrici, 4 attori e 2 chitarristi, le tematiche del poeta spagnolo”.
Zapateado deriva il suo nome da "zapato" (scarpa) poiché viene eseguita con i piedi calzati picchiati sul suolo.
Presso l’Auser di Botticino, Zapateado diventa un momento di comunicazione in cui si uniscono danze e musiche flamenche e poesia spagnola.
“Il gruppo Chandra, spiega Iolanda Barbierei, è un gruppo di ricerca teatrale. E’ l’espressione del teatro al femminile; qui donne, differenti per età ed esperienze, si cimentano con il teatro e la poesia avvalendosi della collaborazione della regista Teresa Pelliccia e della fotografa Tina Modotti”.
Ma cos’è che accomuna gruppi come Musicanto, Chandra, S.O.S Teatro?
“L’intergenerazionalità. Non nasce un gruppo se non è intergenerazionale, è necessario coinvolgere tutti, dal più vecchio al più giovane affinché i primi passino ai secondi il testimone di quella memoria e di quei valori che non possono andare persi. Ecco quindi che ai gruppi Auser di Botticino prendono parte ottantenni, ventenni, ma anche ragazzini delle scuole medie”.
L’intergenerazionalità è coerente con lo spirito dell'Auser che prevede una collaborazione tra giovani, anziani e cittadini di diversa età, in progetti di formazione, di creatività ed utilità sociale.
Infatti fare teatro per l’Auser di Botticino non significa potare in scena soltanto opere di intrattenimento, ma anche “teatro civile”, un teatro cioè che mantenga sempre uno sguardo attivo sulla società.
“Abbiamo trovato le parole che ci avevano rubato” è una rappresentazione che da voce a coloro che per molto tempo hanno avuto paura di parlare e hanno preferito dimenticare o tacere.
“Abbiamo trovato le parole che ci avevano rubato” è la storia di tutte quelle persone che la mattina del 28 Maggio 1974 erano presenti nel momento di una della pagine più tristi della storia italiana: la strage di Piazza della Loggia.
Per circa un anno una volontaria dell’Auser ha raccolto una cinquantina di testimonianze tra alcune persone che quel giorno erano in piazza e abitavano tra Botticino e Brescia. Dalla raccolta di queste testimonianze è uscito il libro: “Raccolta di monologhi poetici” da cui è stata successivamente tratta la rappresentazione teatrale.
Ma le attività dell’Auser di Botticino non finiscono qui.
In occasione della festa della Repubblica i volontari si adoperano per la lettura di alcuni articoli della costituzione.
“Questa attività, spiega Jolanda Barbieri, viene svolta per due motivi: uno perché la costituzione è un valore, due perché è un documento che va diffuso soprattutto tra i più giovani. Quest’attività si ispira al lavoro di Piero Calamandrei sul Commentario sistematico della Costituzione italiana.
La poliedricità di Botticino è infine visibile in uno degli spettacoli più colorati e movimentati dell’Auser: Quattro matrimoni, lo spettacolo diretto da Roberto Capo che porta in scena riti e simbologie del matrimonio siriano-russo marocchino.
Il fermento di questa Auser lombarda si può percepire dal gran numero di persone, esperte (come Giuanluigi Vezoli, insegnante del Dams, ultimo approdato nei laboratori teatrali di casa Auser) e non, che collaborano per portare avanti opere dai tratti più diversi, originali, ma soprattutto aperti a stimoli provenienti dall’oriente e dall’occidente.
di Angela Bianco
