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home| arretrati | gennaio 2007 - anno IV

PRIMO PIANO

I centri Auser "laboratori interculturali"

Copia del cd rom può essere prenotata avanzando la richiesta al regionale Auser di riferimento, il quale provvederà a trasmetterla agli uffici Auser di Roma.

 

I “SOLIDALI” IGNOTI

Il rispetto per sé stessi e per gli altri, l’importanza delle relazioni con il prossimo, i valori della solidarietà e dell’altruismo, la responsabilità del vivere civile fanno parte dei fini di una società civile. Oggi si riscopre l’importanza del compito di contribuire a formare un corretto comportamento valoriale del cittadino. Un obiettivo di tale portata si raggiunge sia a livello formale (scuola, università, centri d’apprendimento) sia in attività informali (famiglia, club, organizzazioni varie ecc.) dove si acquisiscono competenze da riconoscere e valorizzare in un percorso educativo concepito nella nuova dimensione europea, che si realizza anche con esperienze di partecipazione alla vita della comunità locale, nazionale ed internazionale. Tra le esperienze più significative ci sono senz’altro quelle ispirate alla solidarietà ed al volontariato. Ed è proprio l’esperienza degli operatori sociali e di molte associazioni di volontariato a rappresentare un bene prezioso da valorizzare per la realizzazione di un progetto formativo ed educativo.
[ De Luca C. La dimensione educativa dell’uomo solidale, Rubettino editore 2004.]

Formativo ed educativo è il progetto denominato “Gli anziani per conoscere l’immigrazione e superare ogni paura – L’immigrazione come risorsa sociale” (finanziato dal Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali) che stanno portando avanti le Auser di Sassari, Napoli, Vittoria (Ragusa), Treviso e Varese.
Il progetto ha come obiettivo quello di affrontare il problema del timore, del pregiudizio, della paura e dell’ostilità che molti cittadini, in particolar modo gli anziani, vivono nei confronti degli immigrati per la loro sempre maggiore presenza nelle città italiane.
Al fine di abbattere pregiudizi, paure e  diffidenze che possono compromettere la coesione sociale, il progetto promosso dall’Auser incoraggia e favorisce un percorso di reciproca conoscenza tra anziani e immigrati attraverso una serie di incontri e iniziative.
A questi incontri prenderanno parte non solo gli stranieri e gli anziani del posto, ma anche i famigliari di questi ultimi, per un totale di circa 300 persone (100 uomini e 200 donne) coinvolte di età comprese fra i 30 e i 70 anni e più. Quello a cui stiamo andando incontro è infatti un nuovo modo che deve essere pensato e costruito guardando a nuove necessità e priorità. Una priorità è sicuramente quella di favorire l’integrazione dello straniero nella comunità di accoglienza, facendo attenzione a non confondere l’integrazione con  l’assimilazione. Assimilare significa infatti rendere simile a qualcun altro e non è questo quello che Auser si propone, bensì quello di rafforzare ed arricchire un legame complesso come quello tra anziani e stranieri attraverso il confronto di culture, tradizioni, valori, esperienze, modi di pensare differenti ma in un certo senso anche simili.
In fondo c’è qualcosa che accomuna gli anziani con gli stranieri: l’esperienza migratoria.
I nostri nonni come gli immigrati di oggi hanno vissuto esperienze di marginalità e di paure, anche loro lontani dalla propria terra e dai propri cari. Perché dunque non provare a partire da queste comuni esperienze per tessere una trama che possa portare all’abbattimento di ogni pregiudizio?
È questo quindi uno dei tanti obiettivi che il progetto cercherà di perseguire anche attraverso il recupero della memoria storica dei nostri anziani.                                                              
Il primo appuntamento di presentazione, destinato direttamente al target del progetto, si è tenuto giovedì 18 gennaio nella sede Auser di Via Monache Cappuccine a Sassari: i lavori sono stati coordinati da Giuseppe Sassu, neo-presidente Auser Sardegna,  presentati da Mirella Lattanzi, responsabile nazionale del progetto, e da Vittoria Tola, responsabile del Centro di Educazione Permanente e di Aggregazione Sociale dell’Auser di Sassari.

Ma le esperienze messe in campo dall’Auser, oltre a queste progetto, sono numerose.
A Cremona ad esempio tra febbraio e marzo sarà organizzato un corso di analisi del "fenomeno pregiudizio" nel quale si cercherà di fornire alcune chiavi di lettura utili per aprire la possibilità ad un dialogo tra pregiudizi diversi.
I pregiudizi influenzano sia il nostro modo di pensare sia il nostro modo di relazionarci con le altre persone.Lo straniero è infatti portatore di una diversità culturale e di una lontananza che spesso porta a collocarlo in posizione esterna e marginale rispetto alle attività centrali della comunità che lo ospita. Ma lo straniero non è portatore di una differenza oggettiva, non è pensabile come soggetto indipendente, non esiste tanto lo straniero quanto la percezione dello straniero nel rapporto noi/altro.
Presso le città di Foggia e Bari sta invece per avere inizio un progetto predisposto da Auser Puglia (che si avvarrà del sostegno dell’Università della Terza e Libera Età di Bari, l'Auser di Foggia e le Università di Bari e di Foggia) e sostenuto e finanziato dalla Coop Estense volto ad incoraggiare l’integrazione tra immigrati del luogo, giovani studenti delle scuole medie superiori e naturalmente anziani (dai 55 ai 70 anni). La particolare sensibilità della Puglia verso i temi dell’immigrazione e dell’integrazione è da collegare alla sua natura, vista la  posizione strategica nel Mediterraneo, di terra di approdo (attualmente vivono stabilmente circa 48.000 immigrati).
Il progetto che vedrà luce a brevissimo si chiama "La città solidale." Durante i 12 mesi nei quali si articolerà il progetto, gli anziani saranno chiamati a fare da ponte di comunicazione tra gli immigrati ed i giovani, raccontando le proprie esperienze di emigrazione che molto spesso furono anche per loro legate a situazioni di disagio, ostilità ed emarginazione. L’obiettivo sarà quello di favorire lo scambio intergenerazionale e interculturale tra tre strati della società molto differenti tra di loro.
Sempre nell’ambito del programma saranno organizzati corsi di lingua italiana per immigrati presso le Università popolari della terza età, momenti vari legati allo studio, lettura, approfondimento delle problematiche in esame con fotografie, scritti e disegni.
I più giovani saranno invitati a raccogliere le testimonianze legate all’esperienza dell'emigrazione raccontata dagli anziani e l'esperienza dell'immigrazione raccontata dagli stranieri e a tradurle in disegni, fotografie e racconti.
 
            “E’ infatti dalla qualità dello scambio culturale tra gruppi che dipende la qualità della vita di tutti, stranieri e non. Bisognerebbe, perciò, operare per facilitare l’inserimento dell’immigrato nella nuova struttura sociale come una parte vitale e funzionale”.
[L.Perrone Da Straniero a Clandestino 2005]

 

A cura di Angela Bianco – Auser Nazionale